Recensione di Prey -

Buongiorno, Morgan. Oggi è lunedì 15 marzo 2032


10 maggio 2017 - 18:30 - Scritta da: Alessandro Caluri

Siamo nel lontano 2032 a bordo di una stazione spaziale che rappresenta il momento più alto dell'impresa spaziale privata. Una ambientazione particolare, fantascientifica, che ci porta a vivere in un intreccio di futuro e storia, con elementi che mostrano una modernità lampante. All'interno di questa stazione spaziale, che prende il nome di Talos I, si consuma il filo conduttore di Prey. Un fps che fa una vera e propria commistione di altri generi, permettendo al videogiocatore di avere un'avventura a 360°. Arkane Studios, dopo la recente uscita sul mercato di Dishonored 2, torna alla ribalta proprio con Prey, mettendo anche mano a quelle che sono state le critiche ricevute mesi prima. Ecco che quindi torna in auge il discorso sulla ottimizzazione, con i ragazzi di Arkane che mostrano di aver fatto nella versione per PC un lavoro davvero esemplare, permettendo anche alle gpu più datate di poter far girare dignitosamente il gioco. È mancata probabilmente una pubblicità più mirata di Prey la cui uscita, a parte tutto, è avvenuta un po' in sordina. Un vero peccato perché, sicuramente, è un titolo che vale. Il gioco è localizzato completamente in italiano e non è provvisto di una componente multigiocatore.

Talos I

Tutto ha inizio presso Talos I, una stazione spaziale su cui stanno avvenendo degli esperimenti non ben noti, che orbita attorno al satellite terrestre: la Luna. L'inizio del gioco è emblematico proprio per ciò che intende rappresentare, trovandoci nei panni di un uomo piuttosto facoltosoPrey - Buongiorno, Morgan. Oggi è lunedì 15 marzo 2032Prey - Buongiorno, Morgan. Oggi è lunedì 15 marzo 2032 e conosciuto che deve recarsi a lavoro. Si tratta di un incipit al gioco, una specie di prologo che ci lancia in un mondo dove niente è davvero come sembra. Dopo vari eventi di cui non entreremo nel dettaglio, proprio perché non è interesse nostro fare inutili spoiler, ci troveremo di fronte a quella che è la vera realtà di Talos I. Una verità comunque non completa, che deve essere raggiunta esplorando e mettendo a repentaglio la propria vita. Morgan Yu (o la sua controparte femminile), così si chiama il personaggio protagonista maschile che ci troviamo ad impersonare, dovrà utilizzare ogni risorsa a propria disposizione per cercare non solo di investigare su ciò che realmente sta accadendo, ma anche per cercare di portare a casa la propria pelle e quella del resto dell'equipaggio scomparso.

La storyline che tratteggia l'intero gioco, nonostante l'alta complessità che la caratterizza, si mostra in ogni frangente molto chiara e lineare. La libertà d'azione è molta, soprattutto dal punto di vista esplorativo, ma in ogni caso permette al videogiocatore di avere sempre la sensazione di essere dentro al gioco. Una sensazione gradevole perché è proprio quella che ci porterà a smuoverci, cercando passo dopo passo di capire il mistero che si cela dietro tutto quello che stiamo vivendo. 

In tutto questo, però, non si è parlato del reale pericolo che si annida, e che cercherà con tutte le forza di frapporsi alla nostra ricerca. Si tratta di alieni, dalla forma più disparata, che in larga parte possono addirittura mutare il loro aspetto. I Mimic ad esempio riescono a prendere la forma di oggetti comuni, fondendosi con l'ambiente circostante, così da prendere il giocatore di sorpresa e lasciargli davvero poche vie di fuga. Nasce proprio da questa tipologia di nemici la sensazione di essere perennemente circondati dagli alieni, e proprio per questo motivo menare a destra e manca colpi con la chiave inglese (all'inizio del gioco unica arma a nostra disposizione), per assicurarsi che siano reali oggetti e non malefici Mimic. Sulla difficoltà dei nemici e dei combattimenti, però, torneremo più avanti nel corso della recensione. Rimane da sottolineare il senso di stupore che accompagna il giocatore a ogni passo del protagonista mosso all'interno di Talos I, con molte scoperte da fare e poco tempo per elaborarle davvero.


Esplorazione, combattimento, crafting e neuromod

Nel corso delle recensioni esplorazione e combattimento spesso e volentieri vengono trattati a parte, questo perché non arrivano ad incrociarsi tra loro a tal punto da meritare una trattazione unica. Prey anche da questo punto di vista cerca invece di mescolare un po', andando a aumentare l'importanza dell'esplorazione anche per quanto riguarda la preparazione allo scontro. Conoscere il territorio in cui si combatte è di grande importante e aiuta moltissimo, questo perché lo scopo dichiarato da Arkane StudiosPrey - Buongiorno, Morgan. Oggi è lunedì 15 marzo 2032Prey - Buongiorno, Morgan. Oggi è lunedì 15 marzo 2032Prey - Buongiorno, Morgan. Oggi è lunedì 15 marzo 2032 è proprio quello di rendere gli scontri meno frenetici ma più ragionati. Trovare eventuali ripari, zone in cui è più facile affrontare un determinato alieno, punti strategici della mappa che garantiscono maggiore copertura. Questi sono solo esempi di quanto profondo sia effettivamente il combat system che si cela dietro Prey. Forse proprio per l'obiettivo della software house francese di rendere i combattimenti meno frenetici  c'è un elemento che, gli amanti degli fps, potrebbero non apprezzare eccessivamente. La fase di sparatoria, ossia quando si può mettere mano ad un bel fucile o una pistola, è resa piuttosto male a causa di alcune scelte atte a valorizzare la tattica piuttosto che l'irruenza. Ecco che la fase di mira diventa praticamente nulla, ed i colpi non sempre vengono sparati dove magari si sarebbe voluto. Una mancanza che tuttavia nella versione per pc (di cui Bethesda ci ha fornito una chiave) è leggermente limata, questo grazie al fatto che mouse e tastiera risultano essere infinitamente più in grado di rispondere ai comandi del videogiocatore rispetto ai classici joypad delle console.

I combattimenti, oltre ad essere particolarmente tattici, risultano anche essere ostici. I nemici, a differenza di quelli di Dishonored 2, si mostrano più caparbi ed intelligenti, dando origine a sfide anche piuttosto complesse, che possono portare al game over nel giro di due o tre colpi ben subiti (a difficoltà normale). A fronte di questa maggiore difficoltà Arkane Studios ha permesso la modifica in game della difficoltà, un po' come è avvenuto per titoli più vecchi come Fallout 4 e Skyrim.

Risalto importante ha invece la fase di crafting che ci vedrà poter prendere oggetti di dubbio interesse (come hard disk rotti, bucce di banana, etc etc) per poi smaltirli e ottenere materiali importanti, che ci permettono di costruire miglioramenti per le armi, medikit e altra oggettistica utile. A differenza di molti giochi il crafting non è stato inserito per caso, per allungare un po' il brodo o renderlo più saporito, bensì perché realmente utile e ben inserito nelle meccaniche globali. Molto carino anche il modo in cui avviene, con una macchina che ricicla gli oggetti inutili dandoci in cambio dei piccoli cubetti, ossia elementi utili da impiegare per la creazione effettiva di componentistica superiore.

Infine i ragazzi di Arkane Studios hanno deciso di inserire all'interno del gioco un altro elemento, ossia una sorta di abilità che è possibile sbloccare man mano per far progredire il personaggio e renderlo più attivo e pronto all'azione. Le neuromod assomigliano esteticamente a delle siringhe che vengono iniettate direttamente all'interno dell'occhio. Permettono di fatto di acquistare delle abilità uniche, utili anche all'interno della avventura. Un esempio può essere l'hacking, che permette di hackerare i computer e bypassare le password (che altrimenti dovranno essere cercate tra i vari appunti sparsi per le sale), oppure il sollevamento, che permette di sollevare oggetti sempre più pesanti e liberare, magari, passaggi altrimenti irraggiungibili. Una intrigata ma intrigante ragnatela di abilità che possono anche rendere gli scontri con i Typhon (ossia gli alieni sopracitati) un poco più semplici.

Quando le critiche vengono ascoltate...

Arkane Studios, subito dopo l'uscita di Dishonored su Steam, ha ricevuto molte lamentele a causa di una scarsa ottimizzazione che rendeva difficile giocare con framerate accettabile anche possessori di gpu non proprio così vecchie. Una ottimizzazione davvero scarsa, che ha prodotto non poco malumore, specie a fronte di una grafica sì bella, ma non eccelsa. Per quanto riguarda Prey il problema mostra subito non porsi, nonostante requisiti minimi neanche così bassi. Il gioco funziona bene, senza particolari cali di frame, risultano anzi estremamente fluido anche nelle scene più movimentate. Una ottimizzazione che non vede minimamente il peggioramento della grafica rispetto a Dishonored, ma che permette addirittura a schede video non all'avanguardia di riuscire dignitosamente a giocare.




Commento Redattore

La pubblicità a Prey non è stata molta e la scelta di Bethesda di rilasciarlo ai recensori il giorno stesso dell'uscita, o comunque il giorno prima, non aiuta di certo. Quel che probabilmente a questo titolo targato Arkane Studios è mancato è, probabilmente, proprio un aiuto sul mercato: una maggiore visibilità. Il genere, che vede al suo interno una fusione di elementi presi un po' ovunque, risulta essere originale ed estremamente intrigante, specie se spalleggiato da una storia mai banale che non fa rimpiangere minimamente l'assenza del multiplayer. La campagna principale non è affatto lunga, ma questo non compromette la longevità del gioco che rimane comunque su livelli accettabili, soprattutto a fronte di missioni secondarie da poter svolgere all'interno di Talos I. La grafica, pur non essendo niente di eccelso, risulta essere pulita e gradevole, accompagnata da una soundtrack davvero molto bella.

Il gioco al suo interno risulta essere complicato al punto giusto, offrendo una sfida mai banale che permette di non prendere troppo sottogamba la vicenda narrata che, tuttavia, rivestirà sempre e comunque la parte fondamentale dell'intero titolo. I combattimenti sono estremamente tattici e permettono di essere affrontati in maniera sempre differente, abbattendo sul nascere ogni eventuale sensazione di ripetizione e/o noia. La varietà di nemici non è altissima, ma quei pochi sono ben tracciati e ben resi. La fase di combattimento a distanza, fatto di spari, non è reso altrettanto brillantemente, mostrando una difficoltà di mira che soltanto in parte (seppur sufficientemente) viene sopperita dall'uso del mouse nella versione PC.

In definita questo Prey è un piccolo diamante che Arkane Studios ha estratto dal suo repertorio, senza l'ausilio di una pubblicità che probabilmente non avrebbe guastato al mercato del titolo. Un gioco fortemente raccomandato per il suo genere unico, che rende l'avventura su Talos I un vero incubo per la sopravvivenza.

  • Ambientazione originale e intrigante

  • Storia convincente

  • Tantissime cose da fare

  • Interessante sistema delle neuromod

  • Ottimizzazione su PC esemplare


  • Il combat system non convince del tutto

  • Bassa varietà di nemici

9.2