Recensione di The Surge -

Make it possible


27 maggio 2017 - 14:08 - Scritta da: Alessandro Caluri

Se prima i giochi simili a Dark Souls erano quasi pari a zero, in questo 2017 hanno subito una rapida impennata, sfornando oltre a The Surge anche un altro titolo di gran rispetto come NiOh. Tutto questo, ovviamente, testimonia come nonostante l'altissima difficoltà di questi titoli, il genere funziona e ha ormai fatto breccia, nonostante alcuni suoi evidenti limiti, all'interno dei cuori dei più. The Surge, titolo sviluppato dalla azienda tedesca Deck 13 Interactive, parte proprio da questo presupposto, andando però a condirlo con elementi che mirano ad essere di assoluta novità. Ecco che, dunque, si abbandona l'ambientazione cupa e vittoriana di Bloodborne, oppure il Giappone del XVII secolo, in pieno periodo Sengoku, tipico di NiOh. La software house tedesca ci porta in una dimensione notevolmente diversa da quelle elencate, in un mondo futuristico fatto di macchine ed elementi puramente fantascientifici. Una ambientazione Sci-Fi che rimane altamente dominante per tutta la durata del gioco, e che permette di dare un tocco di novità che di certo non può guastare.

Alzati e cammina

La storia non parte, come avviene per i titoli Dark Souls o NiOh, buttandoci immediatamente nella mischia, senza sapere neanche il perché. La narrazione, in una prima frazione di gioco, si mostra quindi forte, cercando di valorizzare al meglio quell'ambientazione Sci-Fi indubbiamente originale.The Surge - Make it possibleThe Surge - Make it possibleMa non solo. Grazie all'aiuto di una introduzione vera il personaggio principale, che altrimenti sarebbe piuttosto anonimo, ne esce rafforzato, ben delineato. Sì, perché la storia di The Surge parte da un problema che affligge il nostro personaggio principale, ossia l'essere privato della possibilità di camminare. Ecco così che, mediante i canali di comunicazione di massa, giunge al protagonista la notizia di una possibile "cura" ad opera della CREO Industries, una multinazionale che sembra operare per il bene dell'umanità. Recatosi presso lo stabilimento della multinazionale, ecco che tutto non si mostra idilliaco come sperato. Da qua prende il via la vera storia che sta alla base di The Surge e che tratteggia, di fatto, una esperienza fatta di brutali combattimenti e smembrati. Una cosa però, effettivamente, questa CREO Industries riesce a darla al personaggio: mediante l'installazione di un esoscheletro, il protagonista può nuovamente ergersi su due gambe.

Il mondo di gioco, che in ogni caso in prima battuta sembrava popolato e piuttosto colorato, si trasforma radicalmente, offrendo ambientazioni talvolta anche abbastanza oscure e lugubri. Quel che conta di più, però, è che oltre ad apparire tali vanno ad offrire anche scontri con nemici particolari, un mix perfetto tra macchine e uomini. Il motivo però per cui le macchine attacchino a vista, o per cui alcuni uomini sembrano aver perso il senno, non viene immediatamente spiegato. Del resto, perché avrebbero dovuto?. È proprio questa curiosità a spingere l'animo del videogiocatore a proseguire, step by step, in una avventura che nonostante possa sembrare facile (o quantomeno fattibile) in una prima battuta, ben presto riesce a trasformarsi in un vero e proprio incubo. Su questo, lo spirito Dark Souls, non è stato davvero minimamente scalfito. Peccato che, però, la storia vada a decadere proprio su quello che sarebbe dovuto essere il momento clou. Una scelta di Deck 13, forse voluta, che però lascia un poco di amaro in bocca.


Combattimenti dinamici e... robotici!

Il piatto forte di un gioco del genere, nonostante la storia che nelle sue fondamenta appare davvero gradevole ed intrigante, è però il combattimento. Anche in questo l'influenza di Dark Souls è fortissima, con la possibilità di eseguire schivate e attacchi più o meno caricati (quindi con forza o velocità), a seconda delle necessità e, ovviamente, del nemico in questione. Torna anche qua, quindi, la necessità di tenere sempre un occhio sulle barre in alto a sinistra, rappresentative della vita, della resistenza e dell'energia. Barre di colore diverso (rosso, verde e blu) che insieme vanno a creare il logo della CREO Industries.

I combattimenti sono quindi piuttosto movimentati, con nemici diversi che agiscono in maniera meccanica e ripetitiva. Quello che occorre è imparare i loro movimenti, il loro stile di attacco, il loro rateo di fuoco (in alcuni casi) e dunque agire di conseguenza. Una necessità di studio dei nemici che pone un valore aggiuntivo. Inoltre, esattamente come per gli altri titoli a cui The Surge è ispirato, anche qua la velocità di attacco è relativa all'arma che si impugna. Più l'arma è pesante, più difficile sarà sferrare attacchi veloci, nonostante ovviamente essi risultino essere più forti. Importante diviene quindi trovare anche un proprio modo di affrontare il gioco, decidendo se sacrificare almeno un po' la velocità o se, invece, sacrificare un poco la forza e, dunque, conseguentemente anche i danni.

Crafting bionico

Durante i combattimenti sopracitati, è possibile eseguire in taluni casi una mossa finale. Si tratta di una specie di finisher,The Surge - Make it possible in grado di colpire e uccidere sul colpo i nemici talmente indeboliti da avere ormai un bassissimo rimasuglio di vita. In effetti, per quanto la sua utilità sia già data dallo sbarazzarsi completamente del nemico, l'utilità di questa mossa finisher sta soprattutto nella possibilità di veder cadere a terra un oggetto, sia di aumentare il numero di scarti tecnologici. Proprio quest'ultimi, che ci vengono assegnati ogniqualvolta si uccide un nemico, permettono di fatto di aumentare il potenziale del protagonista e, inoltre, forgiare utilissimo equipaggiamento, fondamentale per poter davvero sperare di proseguire nel gioco. Il crafting può essere eseguito alla base, ossia l'unico punto della struttura inattaccabile dai nemici, dove ci è data la possibilità sia di riottenere tutta la vita (e conseguenti "medikit"), sia di potenziare il proprio esoscheletro e la propria capacità di sovraccarico.

L'esoscheletro infatti, oltre a ridarci la capacità di camminare, riesce ad offrire una quantità di elementi aggiuntivi non indifferenti, grazie soprattutto agli impanti che è impossibile installarvi. Quest'ultimi, ottenibili sul campo, permettono di ricevere un aiuto sostanziale nei combattimenti, come ad esempio la possibilità di mostrare una stima della salute del nemico. Tutti questi impianti hanno ovviamente un livello che contraddistingue la reale forza, e utilità, che possono riuscire ad apportare al nostro protagonista. L'esoscheletro può però essere modificato anche nel suo lato più esterno, con la possibilità di rimpiazzare parti di attrezzatura con nuova oggettistica, forgiata direttamente presso la nostra base sicura. L'attrezzatura, per poter essere craftata, necessità sia degli scarti tecnologici reperibili massacrando i nemici, sia alcuni oggetti più particolari che possono essere ottenuti come loot particolare sempre al termine dei combattimenti. Oltre a modificare le caratteristiche del protagonista, ogni attrezzatura cambiata va a modificarne, parzialmente, anche l'aspetto. Un aspetto marginale, certo, ma che è di sicuro effetto.



Commento Redattore

Ecco che il genere soulslike va ad intaccare una nuova epoca, abbandonando di fatto i fasti del passato, rappresentati dai vari Dark Souls, da Bloodborne e da NiOh. Deck 13 ha infatti posto l'ambientazione in un contesto puramente Sci-Fi dominato da macchine impazzite il cui unico scopo sembra essere quello di farci fuori. Non tutto questo risulta essere però, per fortuna, casuale. Tutto è frutto di una trama che sottosta al gioco ma che, purtroppo, trova grande forza soltanto nelle premesse e nella sua parte iniziale. Da questo punto di vista l'azienda tedesca avrebbe sicuramente potuto sfruttare meglio l'originitalità del titolo, offrendo sia una esperienza più lunga e longeva, sia inserendo maggiori filmati che potessero spiegare l'andamento della storia. Il racconto, pressoché fumoso, è lasciato invece a personaggi non giocanti e, talvolta, ad alcune note vocali sparse e nascoste all'interno del mondo di gioco. Quindi, di fatto, anche mancabili.

Il sistema di combattimento risulta invece essere piuttosto solido e valido, con la possibilità di agganciare il nemico e, dopo ciò, scegliere la parte su cui focalizzare i nostri attacchi. Così, qualora un nemico avesse la testa corazzata ma la gamba sinistra sprovvista di lamine di metallo, sarebbe possibile prenderlo a mazzate proprio sulla parte scoperta. I combattimenti risultanti sono quindi tutti diversi tra loro, permettendo di non sottovalutare più neanche i nemici che, prima, abbiamo sconfitto. Già, perché ovviamente ogniqualvolta si torna alla base per salvare, i nemici precedentemente uccisi si rianimano, necessitando di essere nuovamente trasportati nell'aldilà. Il crafting è interessante, sicuramente fondamentale per non morire subito contro i nemici più deboli, e necessario di fatto ad accedere a zone del gioco altrimenti inaccessibili. Alcune parti della mappa, infatti, non potranno essere esplorate o sbloccabili se non sovraccaricando i sistemi della porta, il che può essere fatto soltanto migliorando il proprio esoscheletro.

Tecnicamente parlando il gioco, invece, mostra alti e bassi. La grafica nel suo complesso è molto buona, seppur vada a mostrare qualche imperfezione qua e la (anche in location abbastanza utilizzate) con pixel in bella vista. Il titolo su PlayStation 4 standard risulta essere molto fluido, raggiungendo senza alcun problema i 60 fps stabili.

Il gioco, sviluppato da Deck 13 e distribuito in Italia da Halifax, risulta quindi essere sicuramente originale e valido, specialmente per chi i Dark Souls li ama in ogni salsa. La sua semplicità nei comandi lo rende giocabile anche da coloro che, magari, non amano la complessità degli altri titoli del genere. La caratterizzazione del personaggio, infatti, si allontana moltissimo dall'essere quella estesa di un gioco di ruolo, risultando invece molto minimale in ogni suo aspetto. Tuttavia, quando si parla di una minore complessità, ci si riferisce soprattutto al suo avere comandi semplici da imparare e memorizzare. Il gioco invece, in quanto a difficoltà, non scherza davvero, alternando parti molto semplici con alcune dannatamente complesse.

  • Ambientazione originale ed intrigante

  • Sistema di combattimento solido ed appagante

  • Crafting semplice ma efficace

  • Estremamente stabile su console

  • La storia parte forte...


  • ...Ma finisce per perdersi sul punto migliore

  • Poca varietà di nemici

  • Differenza di difficoltà troppo forte tra i boss ed i nemici standard

7.9