Yakuza 6: The Song of Life

Recensione

Yakuza 6: The Song of Life sbarca anche nel resto del mondo

Circa un anno dopo l'uscita in Giappone, Yakuza 6: The Song of Life sbarca anche nel resto del mondo. Una attesa che si rivela da subito essere premiata da un titolo completo, ricco di contenuti e, soprattutto, ben congeniato. Ci ritroviamo così nei panni del Drago di Dojima, ossia Kazuma Kiryu, già protagonista degli scorsi capitoli della serie. Un personaggio che ha nel tempo ottenuto spessore e carattere, riuscendo alla perfezione a farsi amare da tutti i fan della saga. Questa è probabilmente una ricetta vincente, che porta il giocatore a chiedersi costantemente quali siano gli sviluppi della storia di Kiryu. In Yakuza 6 ci troviamo a bazzicare le strade di Kamurocho, una città che riprende in più parti la controparte reale Kabukicho. Si fa sentire, come vedremo nel corso della recensione, la localizzazione italiana, questo a causa sì di un inglese abbastanza elementare, ma comunque molto presente a causa dei lunghi dialoghi e dei filmati che, di certo, non si fanno elemosinare. Interessante anche la scelta di aprire l'openworld a davvero moltissime meccaniche, ricche di minigiochi tutti molto differenti tra loro, che finiscono a spezzare magnificamente il gioco, rendendolo il più ampio (e divertente) possibile. 

La ricerca di Haruka ci porta a Kamurocho

Yakuza 6 parte esattamente da dove il suo grande predecessore ha terminato la narrazione, ma per farlo ripercorre la stragrande maggioranza delle vicende spiegandole tramite lunghissimi filmati. Il filmato iniziale è, infatti, davvero molto lungo, sfruttando a pieno la grafica in game che permette di avere già una idea della grafica davvero ottima di cui gode il titolo. Durante la intro iniziale si viene dunque a conoscenza del fatto che il nostro protagonista, Kazuma Kiryu, si trova in carcere e dopo diversi anni viene scarcerato, così da permettergli di tornare a casa. Quando giunge a casa scopre però che, tra i vari orfani a cui ha dato ospitalità, manca Haruka. La ragazza infatti dopo aver resa nota la sua vicinanza al drago di Dojima diviene vittima di minacce e di insulti sui vari social network, che la portano a temere sia per la propria incolumità, sia per quella degli altri orfani presenti nel luogo in cui vive. Le minacce e la paura di poter diventare vittima, o poter far diventare vittime i suoi amici/familiari, decide di nascondersi e di andare via. Non dice niente a nessuno, per cui tutta la primissima parte del titolo è orientata a cercarla. La ricerca della ragazzina permette a Kiryu di raggiungere il quartiere a luci rosse di Tokyo, ossia Kamurocho.
Da questo momento in avanti la storia narrata da Yakuza 6 prende il via, con una serie di intricate vicissitudini che portano Kiryu a dover nuovamente fare i conti con il suo passato nella mafia giapponese. Un vero e proprio tendere al passato, senza tuttavia mai esagerare, il che rende Yakuza 6 perfettamente godibile anche da coloro che non hanno mai giocato i capitoli precedenti.

Kamurocho in un open-world davvero stupefacente

Quando si parla di open-world, le cose cambiano moltissimo a seconda del titolo. Spesso ci troviamo di fronte a mondi che si distendono in svariati chilometri di lunghezza, ma che alla fine si rivelano essere vuoti o ripetitivi. Yakuza 6 ha deciso di non esagerare, e forse questo è il motivo per cui personalmente mi sono ritrovato ad apprezzare l'intero impianto libero studiato da Sega. La mappa di gioco non è grande, lo si può capire subito quando basta davvero una  manciata di secondi per percorrere da punto a punto due lati opposti del quartiere. Nonostante questo, però, il quartiere a luci rosse di Tokyo è largamente visitabile, il che ci porta alla possibilità di interagire con moltissimi negozi e moltissimi servizi. Sebbene non vi sia la necessità impellente di dover mangiare o bere per sopravvivere, il gioco da la possibilità di entrare in uno dei tantissimi bar, ristoranti o venditori di panini, nell'ottica di saziare il personaggio ed accedere a bonus incredibilmente interessanti. I venditori di cibo sono moltissimi ed al loro interno vari. I venditori di panini ad esempio in larga parte assomigliano ai classici Burger King o McDonalds, vendendo molte tipologie di panini tra cui scegliere, al fine di accedere ad esperienza o punti da poter spendere successivamente nelle skills. Oltre ai panini possiamo trovare ristoranti più raffinati, oppure venditori all'ingrosso che, di conseguenza, ci danno cibo preconfezionato a prezzo un po' più accessibile. Insomma, il modo in cui approcciarsi alla fame è incredibilmente variegato, il che ci permette di comprendere, seppur in minima misura, la complessità di questo open-world. Oltre a locali adibiti a far mangiare Kiryu, possiamo imbatterci in negozi di altro genere e, soprattutto, in alcuni club che ci permetteranno di giocare a dei veri e propri minigiochi. C'è la presenza del Karaoke, dove possiamo cimentarci nell'ascoltare i brani e cantarli, oppure la palestra, che ci permette di allenarci fisicamente ed accedere così a mosse altrimenti inaccessibili. È presente anche un club di incontri, nel quale a pagamento, ed entro un orario prestabilito, possiamo parlare con una ragazza a nostra scelta, tentando di sedurla attraverso una scelta sempre differente di domande da porle, anche (e soprattutto) di natura erotica. Un modo davvero originale per far sperperare facilmente, e velocemente, ogni guadagno!
Sia le missioni principali, sia quelle secondarie, ci permetteranno di visitare totalmente il quartiere giapponese, facendoci così di godere a pieno di ogni minimo aspetto caratteristico della cultura nipponica. Molte secondarie possono essere ottenute semplicemente vagando per la mappa, incontrando figure particolari che si mostrano essere interessate al nostro aiuto. Bello notare come, queste secondarie, non suonino ridondanti ma sempre diverse ed, in larga misura, anche divertenti.

Tra pugni e altre botte!

Fase centrale all'interno del titolo è senza ombra di dubbio il sistema di combattimento, che ci permette di dare una lezione ai vari nemici che ci saranno presentati nel corso della trama. Ma non solo! Già vagando liberamente all'interno della mappa di gioco, sfruttando dunque a pieno l'openworld già trattato, ci troveremo facilmente preda di alcuni attacchi da parte di gruppi più o meno organizzati. Lo scontro è d'obbligo, anche perché fuggendo si origina una vera e propria rincorsa, anche divertente per notare l'IA di per sé non meravigliosa, ma comunque accettabile. I nemici infatti, in caso di nostra fuga, tenteranno di rincorrerci fin dove sarà loro possibile, arrivando anche a sparpagliarsi per provare a raggiungersi. Ma la fase senza dubbio più interessante (e divertente!) sopraggiunge quando non si tenta di scappare, ma di affrontare un gruppo molto più numeroso di noi. Kiryu al solito è dotato di una forza e di una resistenza davvero invidiabile, che lo porta ad avere la meglio su molti gruppi di persone, indipendentemente dal loro numero. Il sistema di combattimento è in verità molto semplice, con la possibilità di parare o schivare i colpi, e ovviamente di menare un po' le mani con i classici attacchi veloci e attacchi pesanti. È possibile ovviamente mettere a segno delle combo, realizzabili premendo nel giusto ordine i vari tasti, con i quali dar vita a mosse un po' diverse e perlopiù efficaci. Un esempio è una scarica di pugni con annesso calcio verso il basso, ruotato, che permette di mandare a terra non uno, ma più nemici che si stagliano davanti al drago di Dojima, dandoci dunque un vantaggio tattico non indifferente. Dopo aver dato un numero di calci e pugni preciso, ed aver ricaricato una apposita barra visualizzabile in basso, sarà possibile dare sfogo alla furia incontrastata di Kyriu. Il personaggio infatti si circonderà di un'aura blu (Dragonball style) e sarà in grado di sferrare attacchi più veloci ed al contempo più potenti, semplificando e non poco uno scontro altrimenti complesso. Anche se si può usare questa possibilità più di una volta per scontro, il suo utilizzo rimane una vera e propria manna dal cielo. Tuttavia, non abbiamo ancora parlato di uno degli aspetti più belli di questa fase di combattimento, ossia la possibilità di utilizzare armi ed oggetti, anche reperibili nella stessa area dove si combatte. Prendere da terra un cono del traffico e menarci i nemici non ha davvero prezzo, specie se alla fine si riesce a mettere a segno un colpo "critico", ossia una sequenza di tasti che ci porterà a rallentatore a spaccare letteralmente il volto del nemico con un pugno o con un oggetto. Una scena particolarmente epica e ben realizzata, che conclude degnamente uno scontro.

Informazioni e statistiche a portata di smartphone

Gran parte delle cose sono accessibili su PlayStation 4 tramite il tasto options. Con esso possiamo infatti aprire lo smartphone di Kiryu, una specie di mezzo con cui poter spendere i vari punti accumulati, selezionare l'equipaggiamento, creare il clan e leggere le email in arrivo. Vi sono ovviamente molte altre funzioni, che per ragione di spazio non tratteremo in questa recensione, limitandosi a quelle più interessanti. L'app Stats permette come detto di spendere i vari punti in molti modi, tra cui aumentare le statistiche base (come attacco, difesa, vita, schivata, etc etc), oppure quelle più avanzate, come possono essere la possibilità di correre più a lungo, oppure attaccare con una velocità un po' più rapida. Le statistiche tra cui scegliere sono davvero tantissime, e tutte è possibile alzarle di molto, grazie ad un sistema esponenziale di spesa, che ci porterà a dover impiegare sempre più esperienza per sbloccare l'upgrade successivo corrispondente. L'altra app molto utile è quella "Tasks", che ci permette di avere un rapido resoconto delle missioni da dover fare. Si tratta di una specie di diario, che ci permette anche di vedere in che punto di Kamurocho doverci recare per poter proseguire nel completare tale questione.

Commento Redattore

Con Yakuza 6: The Song of Life ci ritroviamo a continuare esattamente da dove il precedente capitolo ci aveva lasciato. Grazie però al lunghissimo resoconto iniziale, c'è la possibilità di poter affrontare il titolo senza bisogno delle conoscenze pregresse, il che permette anche a nuovi giocatori di poter mettere le mani su Yakuza, senza perdersi poi molto. Certo, questo è ovvio, coloro che hanno affrontato già i precedenti capitoli della serie potranno gustarsi maggiormente le sfaccettature del Drago di Dojima, così come vari personaggi che tornano prepotentemente in auge all'interno della storia, chi prima e chi dopo. La storia quasi immediatamente riesce a decollare, con vari colpi di scena che ci portano ad entrare non solo all'interno dei meccanismi della mafia nipponica, ma anche di toccare con mano alcuni aspetti della cultura nipponica, affascinante ed al contempo molto differente da quella nostra europea. Particolarmente amabile è il modo in cui Sega ha posto la questione dell'openworld: una mappa ristretta, per niente grande, ma comunque ricchissima di spunti e di cose da poter fare. Tra le tante citate all'interno della recensione, possiamo soffermarci soprattutto sul "Club Sega", che ci permette di poter giocare ad alcuni titoli storici come Puyo Puyo e Virtua Fighter 5 Final Showdown. Proprio questi due titoli, dal menù principale del gioco, saranno giocabili sulla stessa console in compagnia di un amico, con la sola necessità di due controller wireless.
8.1
Positive:

Openworld strutturato intelligentemente

Ricca vita cittadina e tantissome cose da fare a Kabukicho

La personalità di Kiryu emerge e viene ulteriormente tratteggiata

Combattimenti frenetici

Tantissime skill da upgradare

Negative:

Alcuni bei personaggi della serie non si mostrano quanto dovrebbero

Ritmo narrativo a volte eccessivamente lento

Per quanto semplice, il peso dell'inglese alla lunga si fa sentire


24 aprile 2018 13:15 - Darth Spark Alessandro Caluri

Commento Redattore

Con Yakuza 6: The Song of Life ci ritroviamo a continuare esattamente da dove il precedente capitolo ci aveva lasciato. Grazie però al lunghissimo resoconto iniziale, c'è la possibilità di poter affrontare il titolo senza bisogno delle conoscenze pregresse, il che permette anche a nuovi giocatori di poter mettere le mani su Yakuza, senza perdersi poi molto. Certo, questo è ovvio, coloro che hanno affrontato già i precedenti capitoli della serie potranno gustarsi maggiormente le sfaccettature del Drago di Dojima, così come vari personaggi che tornano prepotentemente in auge all'interno della storia, chi prima e chi dopo. La storia quasi immediatamente riesce a decollare, con vari colpi di scena che ci portano ad entrare non solo all'interno dei meccanismi della mafia nipponica, ma anche di toccare con mano alcuni aspetti della cultura nipponica, affascinante ed al contempo molto differente da quella nostra europea. Particolarmente amabile è il modo in cui Sega ha posto la questione dell'openworld: una mappa ristretta, per niente grande, ma comunque ricchissima di spunti e di cose da poter fare. Tra le tante citate all'interno della recensione, possiamo soffermarci soprattutto sul "Club Sega", che ci permette di poter giocare ad alcuni titoli storici come Puyo Puyo e Virtua Fighter 5 Final Showdown. Proprio questi due titoli, dal menù principale del gioco, saranno giocabili sulla stessa console in compagnia di un amico, con la sola necessità di due controller wireless.
Positive:

Openworld strutturato intelligentemente

Ricca vita cittadina e tantissome cose da fare a Kabukicho

La personalità di Kiryu emerge e viene ulteriormente tratteggiata

Combattimenti frenetici

Tantissime skill da upgradare

Negative:

Alcuni bei personaggi della serie non si mostrano quanto dovrebbero

Ritmo narrativo a volte eccessivamente lento

Per quanto semplice, il peso dell'inglese alla lunga si fa sentire

8.1

24 aprile 2018 13:15
Alessandro Caluri

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