Vampyr

Recensione

I contrasti interiori soffocati dalla sete di sangue

London, 1918. L'influenza spagnola divampa e dilaga, con una lunga serie di omicidi che di fatto terrorizzano la città e portano di notte i cittadini londinesi a barricarsi all'interno delle proprie case. Una situazione di crisi che si respira sin dai primi momenti, che non mancano di tratteggiare quella che è vero l'essenza di Vampyr: i contrasti interiori dovuti alla nuova natura assunta in maniera violenta e improvvisa. È proprio tale condizione, scritturata abilmente dai ragazzi di Dontnod (che già in passato hanno dato sfoggio di tutta la loro abilità con Life is Strange), a rappresentare uno dei pilastri fondamentali dell'intero titolo. I contrasti interiori, infatti, ci porteranno a riflettere sempre e comunque su ogni scelta, soppesandola al meglio, dando di fatto un approccio al gioco unico e diverso, che lo rende ulteriormente longevo. La main quest ha una durata di 30 ore circa, ma la presenza di più finali, e di scelte che contribuiscono a modificare sensibilmente le varie aree di gioco, aumentano considerevolmente la portata finale dell'intera campagna. Il titolo, sottotitolato in italiano, può così dare il meglio di sé nei dialoghi e nello svolgersi della storia principale, andando ad oscurare un comparto tecnico che lascia purtroppo un po' di amaro in bocca. Certo, ciò non significa che sia da buttare, ma va di fatto ad incidere su un gameplay che, altrimenti, sarebbe stato davvero molto più affascinante. A parte qualche raro calo di frame nei momenti più concitati, v'è da segnalare un combat system tutt'altro che perfetto ed una grafica complessiva che di certo non fa urlare al miracolo.

Jonathan Reid, da trasfusioni a risucchi di sangue

La vita di Jonathan Reid subisce uno scossone profondo sin dalle prime battute di gioco. Il filmato iniziale, infatti, ci mostra quello che è il vero motivo scatenante che si annida dietro la main quest. Un vampiro sconosciuto morde Reid, famoso medico del tempo, condannandolo all'oscurità di fatto trasformandolo. La sete di sangue prevale sulla ragione, ed il nuovo istinto da cacciatore lo porta a sfoderare i canini ed a mordere la prima persona che gli capita a tiro, non riuscendo purtroppo a frenarsi. La prima volta è dolorosa, e questo Jonathan Reid lo può sottoscrivere in pieno. La frenesia, infatti, lo porta a compiere qualcosa di inatteso, che per ragioni di spoiler non accennerò a svelare, tempestandolo subito dopo di sensi di colpa molto profondi, che lo portano ad interrogarsi su ciò che è diventato. La main quest inizia proprio da questo, dal cercare di capire la sua nuova natura, e soprattutto chi lo ha trasformato in quello che egli stesso reputa un abominio.
È subito dopo la prima fase di gioco, che di fatto ha la funzione di un tutorial interattivo che introduce ai comandi ed allo stile del gioco, che si può assaporare la parte più "profonda" del titolo. Si impara infatti ben presto che ogni scelta ha una sua conseguenza. Se da un lato Jonathan Reid può mordere e uccidere i vari civili presenti nel gioco, dall'altro ciò comporta un abbassamento dell'ordine pubblico che rende i quartieri in agitazione e molto più ricchi di pattuglie e altro ancora. Succhiare il sangue di un individuo, e portarlo alla morte, fa istantaneamente guadagnare al nostro medico un gran numero di punti esperienza che sarebbero altrimenti irraggiungibili, a meno che non si faccia un gran numero di quest secondarie, per poter acquistare le abilità. Molto interessante è la suddivisione delle aree di gioco in "quartieri", ognuno dei quali mostra una propria cerchia composta da vari personaggi non giocanti, suddividendoli talvolta in una gerarchia sia verticale che orizzontale. Più una persona è in forze, o comunque forte, maggiore è la quantità di punti esperienza che si può guadagnare uccidendola.

Questione di scelte in un mondo in continuo mutamento

Il bello di questo nuovo titolo di Dontnod è la possibilità non solo di compiere delle scelte etiche, ma anche di approccio al gioco. Come evidenziato nel paragrafo precedente, esiste la possibilità di mordere le persone in gioco, così da ucciderle e guadagnare una grande mole di punti esperienza. I vari punti esperienza permettono non soltanto di livellare ma di accedere ad abilità sempre più potenti, in grado di fare la differenza non tanto nei vari combattimenti con gli npc di turno, bensì nei boss fight, in taluni casi anche davvero complessi. Avere un ottimo livello è quindi un modo più rapido e facile di terminare il gioco, ma apre ad una serie di conseguenza da tenere sotto osservazione, ossia l'indirizzare il gioco verso un "finale peggiore" (a seconda dei gusti) ed al contempo aggravare la situazione dei vari quartieri. Quando la situazione in un quartiere diviene fuori controllo, le missioni secondarie cessano di essere elargite e molti dei negozianti chiudono i battenti, proibendoci così di commerciare. Qualora si scelga invece di non utilizzare la fascinazione,  il gioco naturalmente si farà molto più complesso e lungo, poiché per livellare servirà necessariamente compiere varie subquest date dai cittadini.
Per quanto riguarda più incisivamente il gameplay, si ha ampia scelta anche nel definire quelle che sono le abilità che il nostro Jonathan Reid può "comprare" ed utilizzare. Le abilità possono essere acquistate interagendo con il letto, il quale si può trovare in alcuni dei vari nascondigli sbloccabili all'interno delle aree di gioco. Le abilità si suddividono al loro interno in macro-categorie, come quella offensiva o difensiva. Ciascuna abilità ha un costo in PE pari alla sua forza ed all'impatto che può avere nella partita. Per accedere ad alcune abilità, però, vi è la necessità prima di raggiungere un determinato livello, il che di fatto rende fondamentale il sistema di progressione interno al gioco ed al personaggio.

Combattimenti all'ultimo "respiro"

Probabilmente parlare di "respiro", in un gioco ambientato sulla non vita, è un po' controverso e per certi versi anche buffo. Invero però, il sistema di combattimento si mostra davvero molto vario al suo interno, con un numero di nemici davvero alto ed una loro differenzazione che risulta molto valida e ben fatta. Si va dai nemici più semplici per arrivare a quelli più corazzati e complessi, in grado di offrire un grado di sfida più elevato. A toccare vette più alte sono però i boss fight, in alcuni casi anche davvero complicati, che portano alla necessità di imparare le varie mosse e le tattiche migliori con cui far fronte alla minaccia. Così come il fattore scelte è importante, ed è evidenziato nel precedente capitolo, anche i combattimenti hanno, per così dire, una scelta alla base. Mi sto riferendo all'equipaggiamento, o per meglio dire l'armamentario. La scelta dell'arma influisce pesantemente sullo stile di combattimento a cui si intende dare origine, dando la possibilità di provare armi diverse per una resa sempre differente. Vi sono armi a due mani, come ad esempio la mazza o l'ascia, oppure ad una mano, come pugnali e spade. Utilizzare armi pesanti comporta una maggiore lentezza nel vibrare i colpi, ma anche ad un abbassamento repentino della barra della stamina. Ecco che quindi, durante uno scontro particolarmente complesso, conviene sempre gettare qualche occhiata alla barra della stamina, fondamentale per riuscire a schivare al meglio i colpi portati ai nostri danni dai vari nemici posti lungo il cammino.
Durante il combattimento ci è data la possibilità di far uso dei nostri poteri di vampiro, ovviamente non prima di averli sbloccati nell'albero delle abilità al costo di qualche punto esperienza variabile. Le abilità vampiresche, per poter essere usufruite, necessità di bere del sangue. Per bere del sangue durante il combattimento si deve di fatto colpire l'avversario per tramortirlo/confonderlo, quindi affondare i canini sul suo collo. Si tratta di un qualcosa che conviene fare spesso, questo perché le abilità da vampiro risultano essere particolarmente interessanti.

Tecnicamente non eccelso ma comunque valido

Quello che balza quasi immediatamente all'occhio non è tanto l'impatto grafico, che comunque risulta essere non eccelso ma comunque accettabile, bensì le animazioni un po' carenti, a tratti legnose e "scattose", che di fatto vanno ad abbassare l'asticella di un prodotto che, comunque, per fortuna non tradisce le grandi attese. Ma procediamo con ordine. La grafica come detto non è assolutamente una delle migliori mai viste, e di fatto non si avvicina neanche alla qualità dei titoli più nuovi. Nonostante ciò si mostra comunque non soltanto godibile ma piacevole, quantomeno in grado di rievocare alla perfezione l'aspetto più gotico e oscuro di quella Londra del 1918 martoriata e martellata dal dilagare dell'influenza spagnola. I dettagli che compongono l'ambiente non mancano affatto e risultano nel complesso piacevoli da osservare. A deludere sono le animazioni, anche quelle più consuete. Come già accennato si mostrano carenti durante il combat system, andando di fatto a danneggiare l'intera immagine, e la sfide, che il sistema di combattimento avrebbe potuto invece avere. Ma che le animazioni sembrino essere poca roba lo evidenzia il fattore "corsa". Non appena si muove il personaggio e si chiede lui di correre, si da il via ad una animazione improvvisa, quasi scattosa, che lo porta a compiere un principio di corsa anche quando, magari, non servirebbe. 

Commento Redattore

Con Vampyr ci troviamo davanti ad un titolo che ha fatto molto parlare di sé, e soprattutto sperare moltissimo fan, data la proverbiale bravura dei Dontnod di improntare e scrivere una storia. Basta aver in effetti giocato a Life is Strange per amare la narrazione, a volte anche un po' verbosa, che tuttavia appare di una profondità inaudita, che alla fine finisce per fare innamorare. Anche questo è il caso di Vampyr, che tuttavia mostra delle difficoltà dal punto di vista tecnico, non tanto per quanto riguarda la grafica (che comunque rimane accettabile), quanto piuttosto per le animazioni che appaiono macchinose e datate. Animazioni che alla fine influiscono anche - negativamente - sul sistema di combattimento che altrimenti, di per sé, sarebbe anche piuttosto valido. I combattimenti nelle fasi iniziali di gioco sembrano essere molto facili, tranne poi diventare con il passare del tempo sempre più punitivi, a tal punto di veder scorrere spesso e volentieri la scritta del game over. Ma del resto la difficoltà insita in alcuni scontri si rivela essere vincente, perché alimenta la tentazione del giocatore di cibarsi dei vari personaggi non giocanti seminati nelle varie aree di gioco, così da ottenere una grandissima mole di punti esperienza da poter utilizzare per comprare abilità e divenire quindi assai più competitivi.
8.0
Positive:

Ambientazione molto curata e ben tratteggiata

Main quest affascinante e mai banale

Aree di gioco ampie e struttura degli npc assai valida

Combattimenti avvincenti...

Negative:

...Ma resi male dalle animazioni

Animazioni in larga parte da rivedere


20 giugno 2018 15:45 - Darth Spark Alessandro Caluri

Commento Redattore

Con Vampyr ci troviamo davanti ad un titolo che ha fatto molto parlare di sé, e soprattutto sperare moltissimo fan, data la proverbiale bravura dei Dontnod di improntare e scrivere una storia. Basta aver in effetti giocato a Life is Strange per amare la narrazione, a volte anche un po' verbosa, che tuttavia appare di una profondità inaudita, che alla fine finisce per fare innamorare. Anche questo è il caso di Vampyr, che tuttavia mostra delle difficoltà dal punto di vista tecnico, non tanto per quanto riguarda la grafica (che comunque rimane accettabile), quanto piuttosto per le animazioni che appaiono macchinose e datate. Animazioni che alla fine influiscono anche - negativamente - sul sistema di combattimento che altrimenti, di per sé, sarebbe anche piuttosto valido. I combattimenti nelle fasi iniziali di gioco sembrano essere molto facili, tranne poi diventare con il passare del tempo sempre più punitivi, a tal punto di veder scorrere spesso e volentieri la scritta del game over. Ma del resto la difficoltà insita in alcuni scontri si rivela essere vincente, perché alimenta la tentazione del giocatore di cibarsi dei vari personaggi non giocanti seminati nelle varie aree di gioco, così da ottenere una grandissima mole di punti esperienza da poter utilizzare per comprare abilità e divenire quindi assai più competitivi.
Positive:

Ambientazione molto curata e ben tratteggiata

Main quest affascinante e mai banale

Aree di gioco ampie e struttura degli npc assai valida

Combattimenti avvincenti...

Negative:

...Ma resi male dalle animazioni

Animazioni in larga parte da rivedere

8.0

20 giugno 2018 15:45
Alessandro Caluri

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