Pathfinder: Kingmaker

Recensione

Alba dei Re

Il titolo non è a caso e tutti gli amanti di Pathfinder, nella sua versione originale cartaceo, ne intuiranno facilmente il motivo. Alba dei Re è infatti la traduzione italiana del volume di una delle campagne in generale più apprezzate dai giocatori, questo per i suoi picchi di originalità che permeano tutte le 400 (e oltre) pagine del manuale. Una avventura annunciata e lanciata in occasione del Lucca Comics & Games del 2013, che ha riscosso subito grande successo anche per la possibilità di una trama non "railroad" e soprattutto per la gestione di battaglie campali e di un regno. Infatti, oltre ad essere i consueti avventurieri, i personaggi hanno la possibilità di diventare Re, di gestire i loro possedimenti e curarne gli interessi, prestando attenzione anche alle ribellioni ed alle invasioni. Non stupisce infatti l'incredibile risonanza che ha avuto il progetto quando è sbarcato su Kickstarter, nota piattaforma di crowdfunding che permette di raccogliere i soldi necessari a poterlo sviluppare in assenza di largo budget iniziale. In effetti i ragazzi di Owlcat Games hanno fatto un grandissimo lavoro, dato il loro numero ristretto e la mole di regole ed informazioni di cui è composto il gioco base, senza contare l'avventura e le sue millemila sfaccettature. Dubbi invece non c'erano sulla qualità della narrazione, visto che la "regia" è stata lasciata nelle capaci mani di Chris Avellone che ha curato ogni minimo aspetto del titolo, anche quello più marginale. Il gioco si presenta totalmente in lingua inglese (disponibili anche le versioni in tedesco e russo) ed al momento non è prevista nessuna traduzione proveniente da Owlcat Games, soltanto qualche rumor (ma nulla più) sulla possibilità che possa approdare una patch italiana amatoriale del titolo.

Una trama ben nota.. o forse no?

La trama che anima il titolo è molto nota, ma soltanto nelle sue accezioni più generali. Meno evidenti sono i passaggi interni, ossia la lunga fase di esplorazione, che fa emergere caratteri unici che, chi non ha mai avuto modo di giocare il titolo nella sua veste cartacea, non può sicuramente conoscere. Tutto è ambientato nelle Terre Rubate, una delle zone più feroci poiché raramente battute da esploratori, sovente teatro di scontri e guerre tra vari regni per giungere al suo definitivo possesso. Si tratta, altresì, di una vera e propria terra di nessuno, dimenticata dagli Dei e dalle leggi degli uomini. Non è affatto un caso che sin dalle prime battute del gioco si può intuire che quelle terre siano martoriate da brutali personaggi capeggiati dal Signore Cervo, un possente predone che terrorizza ogni singolo abitante delle Terre Rubate. Questo territorio, situato al confine tra i Regni Fluviali ed il Brevoy, si presenta come una distesa di foreste, paludi, montagne e pianure rocciose.
Proprio per la caratteristica di Kingmaker di non essere un railroad, ma di lasciare ampio spazio all'avventura ed alle decisioni dei giocatori, molto spazio è stato lasciato anche alla interpretazione di Avellone e di Owlcat. Molti passaggi, che non citeremo per incorrere in spiacevoli spoiler, sono stati inventati ed inseriti ad arricchire una trama di per sé molto ampia. In effetti le cose da fare non mancano affatto, ed il limite di tempo (espresso in giorni) per la fondazione del regno prima di incorrere nel gameover è davvero pressante. In ogni caso, Owlcat Games non ha voluto dar vita ad un gioco ristretto, inserendo più meccaniche possibili al suo interno. Ecco che quindi avremo davanti agli occhi ampie porzioni di mappa esplorabili, gestione degli accampamenti per riposare e recuperare le forze, incontri casuali, instaurazione e gestione del regno (strade, ponti, insediamenti e molto altro ancora), difesa dei confini del regno dalle minacce naturali e soprannaturali, e molto altro ancora.
In fase esplorativa, è molto interessante l'interfaccia in stile diario che si apre in determinati punti dell'avventura. Agli appassionati di Lupo Solitario torna subito alla mente il sistema dei libri-gioco, avventure in cui le proprie decisioni influiscono sulla trama. Il concetto è qua ripreso e si deve fare attenzione ad optare in modo giusto per non incorrere in spiacevoli inconvenienti. Molte decisioni possono infatti modificare anche pesantemente la storia andando ad evidenziare il pregio già accennato di Kingmaker: non è una storia a binari fissi.

La vera parte clou di un'avventura: la creazione del personaggio

Al primo avvio dell'avventura, la richiesta che ci viene fatta è facile: con quale difficoltà intendiamo giocare? Ce ne sono di più svariate, che vanno dalla classica "story mode", che perdona molti errori e rende più facili gli incontri, alla "Unfair mode", che invece al contrario condanna qualsiasi minima imperfezione. Ridurre a solo questo sarebbe però ingiusto nei confronti del titolo, visto che la difficoltà di gioco può essere modificata e plasmata da noi stessi, andando ad abilitare o disattivare ogni singolo punto; se non volessimo la morte dei personaggi dopo uno scontro andato male, si potrebbe far sì che al termine di una battaglia vadano a rialzarsi con "solo" qualche ferita all'attivo, oppure abilitare il fatto che, dopo il riposo in accampamento, si possa far decadere ogni status negativo. Insomma, la difficoltà di gioco è davvero variabile e si sposa alla perfezione con la volontà di ciascuno di noi, così da poter offrire una esperienza di gioco tanto variabile quanto piacevole. Un gioco troppo difficile, o frustrante (alla souls-like), potrebbe non piacere a tutti.
Scelta la difficoltà di gioco, si passa alla vera e propria creazione del personaggio. Ci siamo divertiti molto a spulciare tra le varie classi e le varie razze che sono state inseriti tanto che, come giocatori di Pathfinder (Ascesa dei Signori delle Rune però!), ne siamo rimasti molto soddisfatti. Tutte le razze base e le classi più comuni sono state inserite, così come anche alcune tra quelle un po' più rare, come può essere l'alchimista per quanto riguarda la classe, o l'Aasimar per quanto riguarda la razza. Al momento della scelta della classe, si può notare come vi sia la presenza anche di alcuni degli archetipi più famosi, che permettono una personalizzazione maggiore del personaggio, qualora si intenda dar vita a qualcosa di leggermente diverso da quello proposto nella sua versione base. Sono presenti tutte le razze e tutte le classi di Pathfinder? Assolutamente NO! In realtà non ci sentiamo di criticare la scelta di Owlcat Games di aver fatto una selezione, anche perché tutte quelle più famose e giocate sono state inserite. Come detto in precedenza Owlcat Games è un team russo numericamente ristretto, tanto da rendere impossibile curare ogni minimo aspetto di gioco, dando vita ad un numero di variabili ancora più elevato di quelle già presenti.
Le statistiche del personaggio non sono lasciate al caso, ma avvengono secondo il metodo del point-buy, ossia data una quantità di punti iniziale, la si deve spalmare tra i sei parametri che contraddistinguono il personaggio: forza, destrezza, costituzione, intelligenza, saggezza e carisma. I punti caratteristica vengono spesi in misura maggiore quando si intende creare un personaggio "sbilanciato" su di una determinata caratteristica, il che fa sì che chiunque debba prestare davvero grande attenzione quando intende specializzarsi troppo su una delle sei in particolare. Ovvio che ciò è possibile, ma di fatto va a discapito delle altre cinque caratteristiche; il gioco vale la candela? Ad ogni giocatore l'ardua sentenza e la sua personale strategia di gioco!
Come ogni creazione di personaggio cartacea, anche qua ci sarà chiesto di spendere i punti abilità, andando a rendere il personaggio più versatile non solo in ambito del combattimenti, ma anche in quello di pura esplorazione della mappa, o comunque di interazione con il mondo di gioco. A seconda della razza scelta, e della classe, si dovranno poi scegliere i talenti, le magie e molto altro ancora. I talenti e le magie sono giustamente stati estratti dal manuale di gioco, quindi corrispondono a quelli reali senza maneggiamenti di sorta.
In ogni caso, per tutti coloro che non amassero creare il personaggio e fossero interessati soltanto al gioco in sé, potranno far uso di alcuni personaggi pre-compilati dai creatori del gioco. Inoltre, qualora lo si desiderasse, si potrebbe attivare "l'auto level-up" del personaggio; in maniera automatica i propri personaggi aumenteranno di livello ed il sistema, secondo la classe impostata, sceglierà autonomamente quelli che secondo lui sono i talenti (ma in realtà anche abilità e magie) migliori.
Anche se può passare un po' in sordina, ci sarà la necessità ad avventura avviata di poter creare altri personaggi per il proprio gruppo. Qualora non si desiderassero quelli studiati appositamente per scortarci nella conquista delle Terre Rubate, ci si potrebbe rivolgere ad una particolare figura all'accampamento di Oleg. Costui, dopo un iniziale monologo, ci dà la possibilità di assoldare degli avventurieri per il costo di ben 2000 monete d'oro. Una cifra altina, almeno all'inizio, ma che con un po' di sana esplorazione si può raggiungere facilmente.

Sistema di combattimento

Quando si pensa a Pathfinder, quindi alla sua componente cartacea, sovviene alla mente uno dei suoi aspetti cardine: il combattimento. Ogni minima parte del combattimento tra i personaggi e le varie creature è regolamentato in maniera ferrea ed inoppugnabile; ancor di più, il combattimento avviene a turni, seguendo una turnazione decretata dal lancio di un dado a venti facce e la somma di un valore chiamato "iniziativa". Sebbene il titolo targato Owlcat Games vada a mantenere questo aspetto, lo va totalmente a stravolgere togliendo i turni ed offrendo al giocatore uno stile di combattimento già avuto modo di assaporare con Pillars of Eternity: tempo reale con pausa tattica. Così facendo il gioco per pc va a snaturare uno degli aspetti caratteristici del gioco da tavolo, offrendo un combattimento diverso e molto più frenetico. Sicuramente questo stile farà felici coloro che hanno amato il buon vecchio Dragon Age: Origins, dal momento che l'impostazione del combattimento è della stessa fattura; durante la battaglia è possibile selezionare il proprio personaggio o un proprio compagno per seguire in tempo reale le sue azioni, Ioppure mettere in pausa ed indicare a ciascun membro del gruppo i prossimi attacchi da compiere. Analizzando un po' meglio il combattimento per come appare realmente su pc, si può notare come esso sia stato reso incredibilmente veloce; basta una manciata di secondi per far sì che uno scontro termini, o con la vittoria o con la morte dell'intero party. Una scelta opinabile dal momento che si è ottenuta la licenza ufficiale di Pathfinder. Il combattimento a turni, lo insegnano alcuni dei migliori giochi di ruolo per pc mai usciti (Neverwinter Nights e così via), riesce a garantire quella immersione negli scontri che due o tre secondi a velocità normale ed in tempo reale non riescono assolutamente a dare. Senza contare che mettere in pausa ogni singola volta il titolo è alquanto noioso e insoddisfacente. Ci si può interrogare sul perché il team di Owlcat Games abbia optato per il combattimento in tempo reale; il tutto potrebbe essere collegato alla lunghezza della trama: avendo tra le mani un gioco con una storia molto lunga (stiamo sempre parlando in un Adventure Path completo di Pathfinder) l'avere combattimenti a turni parecchio prolungati, in stile Final Fantasy, rischierebbe di portare il gioco ad una durata eccessiva. Cosa di cui non ha assolutamente bisogno perché è un titolo rigiocabile all'infinito grazie all'ampia scelta di razze e classi e di decisioni che si possono prendere durante lo sviluppo della trama. Resta il fatto che la componente principale del gioco, il combattimento, non è fedele a Pathfinder, titolo al quale è ispirato.
Gli incontri all'interno del gioco a volte si rivelano essere un po' sconclusionati, con la possibilità a livello basso di trovare creture fin troppo potenti (spesso immuni o particolarmente resistenti agli attacchi dei personaggi), in grado di distruggere il nostro gruppo con il solo sguardo o poco più. Anche qui si tratta di una scelta fatta dai programmatori, che può essere condivisibile come no, ma che in questo specifico caso ci è apparsa interessante, dato che spinge ad allontarsi da alcune aree per tornarci poi in seguito, quando si è più potenti e dunque di livello maggiore (e perché no, anche con equipaggiamento più competitivo). Ciò aiuta sicuramente ad apprezzare maggiormente la crescita del proprio gruppo, una volta sconfitti i nemici che tanto ci avevano fatto penare qualche livello prima.
In combattimento si può far uso degli oggetti, così come delle abilità di classe (o talenti, come ad esempio attacco poderoso per i guerrieri), interagendo con un piccolo menù posto in basso rispetto alla schermata di gioco. I menù, a differenza di quelli presenti in Pillars of Eternity, sono molto puliti e chiari, di facile interpretazione ed utilizzo.

Inventario e compravendita

Avventurieri, alzate la mano se vi siete mai disinteressati del loot o se, comunque, avete qualche volta messo in secondo piano il vendere gli oggetti ottenuti per racimolare preziose monete d'oro. Cosa? Avete tutte le mani abbassate? Tranquilli... noi di Gamelite vi capiamo. Ecco perché, dall'alto della nostra esperienza con Pathfinder, abbiamo deciso di focalizzarsi su un altro aspetto che altrimenti avrebbe potuto finire in secondo piano: i mercanti.I Quando si uccide una creatura, o comunque un nemico, spesso si ha la possibilità di raccogliere dal suo corpo monete d'oro, oppure oggetti utili per poter essere venduti e guadagnare denaro (non dimenticatevi di ricavare pellicce dai lupi che abbatterete!). Monete d'oro che possono essere poi investite successivamente per migliorare l'equipaggiamento, comprare pozioni di cura ferite, e molto altro ancora. Come è gestita questa immane cosa su Pathfinder: Kingmaker?
Come in quasi ogni gioco di ruolo su pc, si ha la possibilità di interagire con alcuni mercanti, i quali dopo l'apposita richiesta ci permettono di vedere le loro merci, aprendo stilisticamente un pannello pieno di quadratini con, all'interno, gli oggetti in nostro possesso e quelli, invece, nelle grinfie del mercante. La gestione in sé per sé non è male, anche per l'introduzione del "peso" che grava sui nostri personaggi, affaticandoli e non permettendo loro di correre qualora l'ingombro fosse eccessivo. Se nel gioco cartaceo spesso si soprassiede e non si ha voglia di calcolare il peso di ogni oggetto per valutare se ci portiamo dietro un ingombro eccessivo, in Pathfinder Kingmaker questo aspetto è curato e ci toglie l'incombenza di noiosi calcoli. Fa sì che possiamo portarci dietro decine di armi e armature ma qui chiudiamo un occhio, anche per la necessità di avere un vasto arsenale in chiave combattimenti. Rivolgendosi ai mercanti per alleggerire il peso dagli oggetti inutili, balza all'occhio quella che è un'altra scelta dei programmatori, ossia dare soldi infiniti ai compratori. L'amato Oleg ad esempio dispone di una riserva pressoché infinita di denaro, al punto da potergli vendere incomprensibilmente (almeno all'inizio) una quantità incredibile di oggetti che finiscono per arricchirci notevolmente. Cosa ci fa il buon Oleg con tutti quei soldi in un posto sperduto come le Terre Rubate? Non potrebbe comprarsi una villa ad Absalom, "la città al centro del mondo"? Visitare spesso l'accampamento di Oleg ci aiuterà a liberarci di zavorra e arrichhirci in tempi brevi.

Lato tecnico e grafico

Dal punto di vista tecnico e grafico c'è davvero poco da dire, visto il lavoro sostanzialmente si rivela essere sin dalle prime battute buono. Il titolo in moltissimi suoi aspetti, anche quello grafico, assomiglia fin troppo a Pillars of Eternity, tanto da sembrare talvolta parte d'esso. I punti in comune con il gioco di ruolo di Paradox sono a volte eccessivi, ed un maggior distacco non avrebbe di certo guastato. L'esplorazione è tuttavia piacevole, complice una grafica piuttosto particolareggiata che va a dar vita anche ad alcuni degli ambienti più immersivi di tutta la campagna Kingmaker. Le varie location di cui è composto il titolo non sono grandissime, questo è vero, ma permettono comunque di gustare al meglio ogni dettaglio. Vedere realizzato l'accampamento di Oleg, dopo magari averlo giocato nella sua versione cartacea, non ha davvero prezzo.
Il titolo, da un punto di vista invece meramente tecnico, non soffre di particolari problemi e si mostra stabile anche nei sistemi di gioco più datati. I requisiti infatti non sono alti, affatto, permettendo a chiunque di poter accedere al gioco senza necessariamente avere dei super-hardware. Forse un po' di più si sarebbe potuto fare per i caricamenti, a tratti eccessivi, con il primo soprattutto assai lungo e tedioso.

Commento Redattore

Un gioco senza infamia e senza lode. Questo è il riassunto che ci sentiremmo di dare ad un prodotto che avrebbe potuto essere notevolmente migliore e che soffre, probabilmente, del numero scarso di membri del team di Owlcat Games. Anche se, in realtà, i problemi maggiori non investono la quantità, e neanche la qualità, quanto piuttosto alcune scelte discutibili che hanno voluto rendere Pathfinder: Kingmaker una copia fin troppo spudorata di Pillars of Eternity, anche in quegli aspetti dove la differenza sarebbe stata invece gradita. Nonostante la licenza di Pathfinder, e poter quindi usare i meccanismi già rodati ed apprezzati, Owlcat Games ha cercato di puntare sul rendere il combattimento più frenetico; la scelta, che premia senza dubbio l'impatto visivo, danneggia però quello ludico. La pausa tattica, attuabile in ogni momento attraverso l'apposito tasto nell'interfaccia o la "barra spaziatrice" della tastiera, non riesce a garantire agli scontro l'epicità invece raggiunta da altri giochi di ruolo con l'ausilio della turnazione. Turnazione che, ribadiamo, sarebbe stata prevista dalle meccaniche di gioco di Pathfinder. Al netto di un comparto tecnico e grafico decisamente buono, rimane però da puntare il dito contro la mancanza della localizzazione italiana. Come abbiamo evidenziato durante le recensioni di altri giochi di ruolo (come ad esempio Tyranny), l'inglese, capito più o meno bene, non garantisce a noi italiani la stessa immersione che invece potrebbe dare la nostra lingua madre. Il risultato? Una bella esperienza di gioco, certo, ma rallentata e resa un po' meno godibile.
6.0
Positive:

Graficamente e tecnicamente buono

Contenuti di razze e classi assai ampi

L'ambientazione di Kingmaker offre una esperienza di gioco senza paragoni

Buona la fase di creazione del personaggio

Negative:

Combattimenti discutibili e pausa tattica noiosa

Somiglianza eccessiva a Pillars of Eternity

Mancanza forte della lingua italiana

Una riproduzione abbastanza fedele di Alba dei Re senza infamia e senza lode


8 ottobre 2018 16:10 - Alessandro Caluri Dario Donati

Commento Redattore

Un gioco senza infamia e senza lode. Questo è il riassunto che ci sentiremmo di dare ad un prodotto che avrebbe potuto essere notevolmente migliore e che soffre, probabilmente, del numero scarso di membri del team di Owlcat Games. Anche se, in realtà, i problemi maggiori non investono la quantità, e neanche la qualità, quanto piuttosto alcune scelte discutibili che hanno voluto rendere Pathfinder: Kingmaker una copia fin troppo spudorata di Pillars of Eternity, anche in quegli aspetti dove la differenza sarebbe stata invece gradita. Nonostante la licenza di Pathfinder, e poter quindi usare i meccanismi già rodati ed apprezzati, Owlcat Games ha cercato di puntare sul rendere il combattimento più frenetico; la scelta, che premia senza dubbio l'impatto visivo, danneggia però quello ludico. La pausa tattica, attuabile in ogni momento attraverso l'apposito tasto nell'interfaccia o la "barra spaziatrice" della tastiera, non riesce a garantire agli scontro l'epicità invece raggiunta da altri giochi di ruolo con l'ausilio della turnazione. Turnazione che, ribadiamo, sarebbe stata prevista dalle meccaniche di gioco di Pathfinder. Al netto di un comparto tecnico e grafico decisamente buono, rimane però da puntare il dito contro la mancanza della localizzazione italiana. Come abbiamo evidenziato durante le recensioni di altri giochi di ruolo (come ad esempio Tyranny), l'inglese, capito più o meno bene, non garantisce a noi italiani la stessa immersione che invece potrebbe dare la nostra lingua madre. Il risultato? Una bella esperienza di gioco, certo, ma rallentata e resa un po' meno godibile.
Positive:

Graficamente e tecnicamente buono

Contenuti di razze e classi assai ampi

L'ambientazione di Kingmaker offre una esperienza di gioco senza paragoni

Buona la fase di creazione del personaggio

Negative:

Combattimenti discutibili e pausa tattica noiosa

Somiglianza eccessiva a Pillars of Eternity

Mancanza forte della lingua italiana

Una riproduzione abbastanza fedele di Alba dei Re senza infamia e senza lode

6.0

8 ottobre 2018 16:10
Alessandro Caluri Dario

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