Devil May Cry 5 Recensione

Scritto da Tommaso Vincentini il 25 marzo 2019 15:09

Quando si parla di Devil May Cry 5 tutti, anche i più scettici, riescono ad avere grandi ricordi di una saga che ha fatto la storia dei videogiochi. Una saga firmata Capcom che però, con il tempo, è stata travolta da numerosissimi problemi che hanno finito per danneggiare in parte anche lo stesso titolo. Devil May Cry 4 infatti, ovvero il precedessore, è stato forse il punto più basso toccato dalla serie, complici vari problemi e l'aver perso lungo il percorso l'anima stessa che permea DMC. L'obiettivo di Capcom è diventato allora quello di tornare agli antichi fasti, permettere alla serie di riottenere quegli aspetti che sono andati perduti. In altre parole, far tornare quegli aspetti più o meno macroscopici che erano scomparsi e che avevano abbassato indelebilmente l'asticella della qualità. La sfida è stata così raccolta e Devil May Cry ci catapulta in un gameplay unico nel suo genere che deve molto ai suoi predecessori, ma che mostra un miglioramento sotto quasi ogni punto di vista. La storia è giocabile anche per chi non conosce nulla in merito ai precedenti capitoli della saga, questo grazie a numerosi filmati che permettono di recuperare scene passate.

L'emblema dei DMC: il combattimento

Avrei potuto come in ogni recensione partire dalla storia, ossia l'elemento che maggiormente balza all'occhio e che, soprattutto, generalmente tiene attaccati allo schermo. In Devil May Cry in realtà la storia è solo un elemento secondario che, per quanto importante possa essere, risulta per forza di cose subordinato al gameplay. L'unicità della saga risiede proprio nella sua capacità di immergere in combattimenti adrenalinici, dove è praticamente possibile eseguire qualsiasi cosa. Se il gameplay di Devil May Cry 4 era a suo tempo grandioso (forse una delle poche cose salvabili), quello di questo seguito lo è se possibile ancora di più. Le possibilità offerte dal titolo all'interno del combattimento sono immense, rese ancora più numerose da aggiunte corpose al sistema di gameplay. Le combinazioni di colpi da poter eseguire, così come l'esecuzione di azioni offensive, sono numerose e legate a ciascuno dei personaggi che sarà possibile utilizzare. Personaggi che, come vedremo, sono per altro stati aumentati nel numero.
Nonostante le aggiunte, come detto, siano state notevoli, lo spirito che permea il sistema di combattimento è rimasto perlopiù inalterato, al punto che tutti i fan dei precedenti capitoli della saga riusciranno quasi sicuramente a riadattarsi alla perfezione entro pochi combattimenti. In effetti, alcune mosse sono rimaste identiche a come erano, al punto da affezionare ancora di più a questo nuovo seguito. È il caso di Dante, storico personaggio della saga, ma anche di Nero; in entrambi i casi sarà possibile ritrovare manovre già giocate che creeranno una sorta di intrigante dejavu.
Menare colpi e fendenti, a questo punto, non è mai stato più vario. È possibile compiere praticamente ogni movimento, utilizzando armi sempre diverse e soprattutto nuove nel panorama dei Devil May Cry. Armi più o meno convenzionali, certo, perché il minimo comune denominatore rimane la tamarraggine. Il bello degli scontri, oltre che mandare in porto combinazioni nuove e potenti, è assistere all'utilizzo di movimenti o armi del tutto nuovi ed imprevedibili. Da questo punto di vista non si può certo negare che questo quinto capitolo della saga sia deficitario, anzi.
Inizialmente, all'interno del gioco, i movimenti e le armi saranno un po' limitati dalla presenza di uno shop, ossia un negozio all'interno del quale comprare grazie ad una particolare valuta tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Ma non spaventiamoci, perché la valuta in realtà si può ottenere in maniera anche piuttosto rapida all'interno dello stesso gioco, al punto da poter riuscire agilmente a sbloccare molte mosse in breve.

Due nuovi co-protagonisti: Nero e V

Due nuovi cacciatori sono stati inseriti ed affiancati a colui che, senza ombra di dubbio, è il personaggio più conosciuto della saga: Dante. Dante, infatti, è il protagonista di certo più conosciuto della serie, anche da chi Devil May Cry lo ha solo sentito nominare o ha visto qualche trailer sparso qua e la. Se Dante, in pratica, è la storia del titolo, i due nuovi protagonisti ambiscono ad affiancarsi a lui per ritagliarsi uno spazio nel presente e magari anche nel futuro. Ma partiamo con criterio.
Nero è probabilmente il cacciatore che meno si discosta da Dante, ma non per questo manca di elementi unici che rendono il combattimento peculiare e mai visto. Nello specifico, Nero è in grado di combattere grazie ad alcune particolari protesi robotiche che prendono il nome di Devil Breaker, in grado di aumentare esponenzialmente le mosse a sua disposizione. Ciascuna di queste protesi è maggiormente indicata contro un determinato nemico piuttosto che un altro, al punto da far sì che sia necessario switchare sempre e comunque l'inventario, per essere al top nei combattimenti. Il dover cambiare spesso e volentieri le braccia fa sì che il gioco con Nero sia un poco più lento, ma di contro garantisce una profondità ed un senso di "strategia" che invece manca (o comunque non è all'altezza) negli altri personaggi.
Decisamente più particolare è invece il personaggio V che, a differenza di Dante e Nero, non combatte direttamente con le sue armi ma fa uso di alcune evocazioni sul campo di battaglia. L'uso di evocazioni, piuttosto che di armi, rende incredibilmente strategico il suo apporto, ma non per questo meno distruttivo. L'unico limite distruttivo di V, infatti, è caratterizzato dalla barra energetica riempibile con le sfere bianche, ossia il Devil Trigger. V può evocare e disporre sul campo tre demoni: Griffon, Shadow e Nightmare. Cosa? Avete già sentito questi nomi? Ci sta, allora siete dei fan della serie. Tutti e tre i demoni, infatti, sono stati presi dal primo Devil May Cry. Griffon è una sorta di uccello elettrico, Shadow una specie di pantera composta di ombra capace di trasformarsi e Nightmare, invece, è un grosso golem di melma molto lento ma al contempo incredibilmente distruttivo.

La storia prima di tutto... o forse no?

Diciamocelo: la storia dei Devil May Cry è sempre stata interessante, ma non è mai stata al contempo all'altezza del suo gameplay, specialmente quello legato ai combattimenti. Se dovessimo scegliere necessariamente un aspetto principale di DMC, probabilmente tutti ci troveremo d'accordo nello scegliere l'alta sequenza adrenalinica del combat system, con le sue estesissime mosse e combinazioni. La storia allora è da buttare? Assolutamente no. Nonostante non riesca mai a toccare grandi apici, e nonostante alcune scene possano sembrare anche (perdonatemi) piuttosto banali, risulta essere non solo giocabile, ma anche godibile grazie anche e soprattutto all'incredibile carisma di tutti i suoi personaggi. Dante, Nero e V riescono infatti a dar vita a scambi di battute incredibili che, insieme agli altri, arricchiscono indelebilmente ogni vicenda.
Devil May Cry 5 però, forse più di ogni suo altro predecessore, riesce ad offrire una esperienza di trama più solida e matura, complice una necessità trasformata in virtù: quella di essere giocabile non solo dai fan, ma anche da chi non ha mai assistito ai precedenti. Questo nuovo capitolo è infatti giocabile da chiunque, anche da chi per la prima volta decide di provare un titolo che, per un motivo o per un altro, non è riuscito mai a toccare. Le cutscene, ad esempio, spiegano ogni passaggio della storia e sono intrise anche di salti temporali che permettono di capire elementi del passato altrimenti inarrivabili.

Una ricca esperienza all'insegna del RE Engine

Partiamo da un presupposto ineccepibile: il Re Engine riesce a rendere ogni scena incredibilmente epica, grazie ad una resa grafica intrigante non solo per quanto riguarda i personaggi, ma anche tutte le scene di gioco. Il level design è infatti splendido, specie per quanto riguarda la campagna e tutte le mappe delle sue venti missioni disponibili che risultano essere molto ampie e ricche di elementi nascosti. L'esplorazione è quindi un must del titolo, che permette però di non annoiarsi mai non soltanto grazie allo splendido combat system sopracitato, ma anche grazie a scenari sempre differenti e molto vari al loro interno. L'esplorazione, soprattutto nella parte iniziale, gioca una componente non primaria, ma comunque interessante, che fa da perfetto contorno ad arene ricche di nemici e di scontri all'ultimo respiro.
La componente online della campagna prende il nome di "Cameo" e permette ad altri di poter entrare nella nostra partita per aiutarci nello svolgere una missione o un combattimento particolarmente ostico. Tolto questo "aiuto", però, la componente online offre davvero poco altro in termini di contenuti.
 

Devil May Cry 5

Ci troviamo davanti ad un quinto capitolo che mostra moltissimi alti e pochissimi bassi. Gli alti sono senza ombra di dubbio contraddistinti soprattutto dal combat system, ringiovanito ed ampliato, e dal RE Engine che offre una qualità visiva invidiabile. Il level design è meraviglioso, così come stupende sono le scene di combattimento, grazie ad una gamma pressoché infinita di azioni che è possibile compiere per far fronte ai numerosissimi nemici. I personaggi nuovi, inseriti in Devil May Cry 5, sono essenzialmente due cacciatori: Nero e V. Entrambi hanno caratteristiche talmente uniche da ampliare un sistema di per sé già sufficientemente grande. La storia, che si può finire all'incirca in quindici ore, offre pochi margini per essere rigiocata. Capcom, infatti, ha puntato davvero moltissimo su un sistema di combattimento che difficilmente riesce ad annoiare, portando il giocatore a confrontarsi in sfide sempre più difficili. Forse anche per questo la rigiocabilità di questo DMC 5 è più legata alla difficoltà di gioco che effettivamente ad un ripercorrere da zero tutta la trama per sbloccare elementi altrimenti rimasti bloccati (mosse e altro ancora). In definitiva Devil May Cry 5 segna un miglioramento drastico rispetto al quarto capitolo, segnando un ritorno più marcato alla filosofia del memorabile DMC 3. Un ritorno al passato che sicuramente sarà gradito a tutti i vecchi fan della serie (che tra l'altro, durante la campagna, potranno gustarsi riferimenti passati davvero sopraffini) ma che saprà coinvolgere, complice un vistoso ringiovanimento, anche coloro che non hanno mai potuto giocare le storie di Dante&co.

9.0
Positive:
  • Il RE Engine è un tocco di classe
  • Combat system ringiovanito e reso con ancora più contenuti
  • Nero e V garantiscono un utilizzo unico
  • Le mappe di gioco sono varie e ricche di elementi
  • Boss particolarmente ispirati
Negative:
  • Tolto il livello di difficoltà, la longevità è bassina
  • La componente online è risicata e troppo marginale

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