Tom Clancy's The Division 2 Recensione

Scritto da Alessandro Caluri il 29 marzo 2019 15:41

Il primo The Division, ambientato nella fascinosa città di New York, è riuscito a risultare molto intrigante, non tanto per la trama (comunque memorabile) quanto per l'ambientazione e la cura dei dettagli. Ecco, se proprio dovessimo focalizzarci sull'aspetto che più è riuscito a colpire potremmo citare, senza ombra di dubbio, la cura quasi maniacale di ogni minimo aspetto della mappa. Cartelloni pubblicitari, edifici dismessi molto diversi tra loro, locations varie e articolare; tutto questo, di fatto, ha concorso a ricreare una New York che desse parvenza di vita, che rendesse gustosa l'esplorazione e la sua liberazione. L'attenzione su Ubisoft si è fondata soprattutto su questo aspetto, curiosi di capire se sarebbe riuscita ad avere lo stesso successo anche con una città molto diversa da New York: Washington DC. La città americana, sede del governo a stelle e strisce, ci viene quasi immediatamente presentata nel suo edificio probabilmente più caratteristico: la Casa Bianca. Basta tuttavia esplorare i primi minuti per capire che non soltanto gli edifici emblematici della città sono stati resi in maniera pressoché perfetta, ma anche le strade meno conosciute della città che sembrano davvero brillare di una luce propria. Con una grafica decisamente ben curata delle armi (un po' meno dei personaggi e delle loro espressioni) e degli elementi cittadini, The Division 2 cerca di far propri gli elementi del gameplay che hanno reso forte il primo capitolo per rinnovarli nella forma, aggiungendo nuove possibilità di personalizzazione capaci di rendere ogni agente, a suo modo, unico ed utile sul piano operativo.

Di nuovo sull'orlo del baratro

Partiamo a trattare il gioco parlando della sua trama, ben diversa da quella del primo episodio seppur, chiaramente, collegata. Sono passati sette anni dalla Grande Epidemia, quell'infezione virale che ha piegato letteralmente la città più emblematica degli Stati Uniti: New York. I combattimenti estenuanti con i Purificatori possono così essere messi da parte per far fronte a quella che sembra essere un'altra emergenza nazionale, il cui epicentro è la città che ospita la Casa Bianca. Quasi immediatamente, dopo una fase di brevissimo tutorial, siamo così chiamati ad abbandonare la Grande Mela per raggiungere Washington e cercare di capire quale possa essere la natura della minaccia, oltre che chiaramente dare una mano per debellarla. La Casa Bianca è proprio uno dei primissimi grandi edifici che possiamo incontrare e vivere, gustare in ogni sua minima parte architettonica e non, grazie ad una cura esemplare di ogni possibile dettaglio.
Senza scendere troppo nel discorso della trama, per non incorrere in spoiler, basta citare in questa sede una netta divisione che viene sancita non appena si raggiunge il livello 30 e la campagna principale viene totalmente terminata. Un gioco online come The Division 2, che punta tutto sulla longevità, non poteva infatti certamente fermarsi alla risoluzione della trama, così come neanche fermarsi all'inserimento di semplici zone altamente pericolose, come avvenuto invece nel primo capitolo. Certo, le Zone Nere sono presenti ed incredibilmente letali, ma non sono più soltanto l'unica cosa da poter affrontare una volta finite le vicende principali del titolo. Proprio a quel punto il gioco muta radicalmente, viene in qualche modo stravolto, complice l'inserimento di una nuova fazione avanzata tecnologicamente e composta da soldati di elité capaci di spazzare via anche gli agenti della Divisione più capaci. La nuova fazione rende ogni anfratto di Washington un teatro di battaglia, da conquistare o mantenere con le unghie e con i denti. Questo è, quindi, il primo grande segno di distinzione dal suo passato, una sorta di pass per un endgame più corposo e soprattutto affrontabile più e più volte, senza essere colti dall'altrimenti giustificata noia.

Agenti unici nel loro genere

Togliendo qualche possibilità in più, contabile sulle dita di una mano, la personalizzazione puramente estetica del personaggio è rimasta quasi invariata. Invariata, precisiamo, su un livello incredibilmente scarso e quasi inaccettabile per un titolo che si sviluppa totalmente online e che dovrebbe fare della unicità uno dei suoi fattori chiave. Questo, però, non avviene. La personalizzazione è scarna, con vari elementi che alla fine incidono davvero poco, o comunque non a sufficienza. L'estetica è però davvero l'unica insufficienza in un contesto in cui The Division 2 si mostra invece incredibilmente ricco e, soprattutto, superiore al predecessore. Dal punto di vista delle abilità e dell'equipaggiamento, infatti, il titolo prevede un grandissimo numero di scelte, al punto che ogni agente come già detto riesce ad essere unico e prezioso all'interno del suo team. O del suo clan, vista la possibilità di creare una propria bandiera e dunque affiliare altri agenti della Divisione al clan. Maggiori sono i partecipanti all'interno del clan e più missioni svolgeranno all'interno della mappa di gioco, più ci sarà la possibilità di sbloccare casse particolari colme di utilissima oggettistica che può migliorare sensibilmente l'equip.
Le abilità tra cui poter scegliere sono molte, di cui tutte dotate di almeno tre varianti (in alcuni casi anche quattro). È possibile ritrovare quelle più vecchie, come ad esempio la torretta automatica, ma anche di nuove, come l'alveare, il lanciatore chimico, la lucciola, il drone e molto altro ancora. Le abilità possono essere sbloccate grazie ad appositi punti, ottenibili durante il gioco. In ogni momento, recandoci dal quartiermastro, sarà possibile selezionare due tra queste abilità, da quel momento utilizzabili in battaglia. Per poter cambiare una o entrambe le abilità selezionate, si dovrà far ritorno ad un accampamento provvisto di quartiermastro. Come detto, però, ogni abilità ha ben quattro specialità tra cui scegliere per personalizzare ancora di più il proprio agente. La torretta, per esempio, conta tre varianti molto differenti tra loro: l'Assaltatrice, l'Inceneritrice e Cecchino. L'assaltatrice è la più classica delle torrette, quella già vista in The Division, che punta un avversario e inizia a tempestarlo di colpi. L'inceneritrice, al posto di tirare scariche di proiettili, rilascia delle poderose fiamme a getto continuo, capaci di bruciare i nemici. Quella cecchino, come suggerisce il nome, ha un tiro molto più lento ma decisamente più potente, con una possibilità minore che i proiettili vadano a mancare i bersagli. Si tratta solo di un esempio quello citato perché, come la Torretta, anche tutte le altre abilità hanno alcune varianti tra cui scegliere, che le rendono più o meno utili in determinati scorci di battaglia, rendendo tutto incredibilmente tattico.

Locations più uniche che rare

Merita davvero soffermarsi sull'aspetto dell'ambientazione e su quello dei dettagli che compongono ogni luogo. Si, perché non si vede in tutti i giochi la possibilità non solo di giocare, ma anche di assistere a veri aspetti cittadini. Basti pensare alla realizzazione delle missioni museali, nei quali saremo chiamati ad entrare. I musei non sono soltanto un anonimo campo di battaglia composto da vari ostacoli e vari ripari, bensì sono qualcosa di davvero di più. I musei, fa strano dirlo, sono musei. È possibile fare veri e propri tour, notando come ad essere stati inseriti sono ad esempio i cartelloni, provvisti di spiegazione per qualsiasi cosa si veda, come accadrebbe in qualsiasi vero museo. Dettagli che ci hanno fatto fermare, insieme agli altri agenti della Divisione nel gruppo, gustare quegli estratti che, come detto, non si vedono sempre ma che riescono ad appassionare.
La mappa di gioco, a conti fatti, non è molto grande. La New York del primo capitolo ci è sembrata molto più grande ed estesa, ma sicuramente anche più vuota rispetto a Washington, complici inserimenti a livello non soltanto visivo ma anche di gameplay. Se a New York, un po' in maniera sarcastica, vigeva la regola del tre (ovunque si andava, le rare volte che si trovavano oggetti sparsi per la mappa erano sempre e solo in numero di tre), questo non accade in The Division 2. Anzi, finalmente torna ad essere importante l'esplorazione, capace di nascondere davvero ogni oggetto utile all'interno delle varie strade cittadine. Adesso esplorare ha finalmente senso, anche perché gli oggetti che si riescono a ricavare possono tornare utili non soltanto per craftare nuove armi ed armature al passo con i livello, ma anche a sviluppare i progetti. La grande aggiunta di The Divison 2, che si aggancia a quella degli insediamenti (che vedremo successivamente), è proprio la possibilità di sviluppare al meglio le comunità che si vengono a creare non appena si ha modo di liberare gli avamposti dei nemici. Eseguire i progetti, oltre che molta esperienza, concorrono anche a dare varie tipologie di bonus utili allo svolgimento delle missioni.

Liberazione degli avamposti

La mappa di Washington, divisa in grandi quartieri suddivisi per livello, mostra al suo interno delle grandi macchie rosse che sono gli insediamenti e le roccaforti. Sia gli insediamenti che le roccaforti possono essere liberate, anche se ognuna con incredibile difficoltà. The Division non è mai stato un gioco semplice ma assurdamente punitivo e propria questa meccanica, che permea la conquista degli avamposti, lo rende tanto amato. Una volta giunti sul posto basterà azionare un tasto affinché un razzo di segnalazione venga sparato nel cielo, facendoci raggiungere prontamente da vari NPC nostri alleati. Una vera manna dal cielo visto che, a conti fatti, la difficoltà di liberazione del territorio è molto elevata. Le ondate di nemici sono tante e numerose, ma ancora più temibili sono i famigerati elité gialli, capaci davvero di poter uccidere con pochi colpi se non si presta la dovuta attenzione. Una vera lotta, quartiere per quartiere, quella studiata da Ubisoft, capace di coinvolgere e tenere incollati davanti alla console o al PC, a seconda dei casi.

Zona Nera

La Zona Nera, divisa su più punti della mappa, è anche in The Division 2 il punto più pericoloso di tutto il gioco. Il problema principale, e qua lo spiego a chi non ha avuto modo di provare il primo capitolo, non è tanto derivante dagli NPC (comunque letali), quanto dalla possibilità di incontrare altri giocatori che bramano mettere le mani sul bottino fino a quel momento trovato. Il loot nella zona nera è molto più ricco, al punto da poter trovare armi incredibilmente potenti per il proprio livello, o per quelli successivi. Il comparto coop di The Division 2 è spinto all'apice della sua potenza proprio qua, nella zona nera, dove ogni collaborazione è vitale per poter tentare di vivere e tornare a Washington con sulle spalle un bel po' di refurtiva. 
Oltre alla Zona Nera, dove il PvP può avvenire ma non per forza è al centro del gameplay, ci sono altre zone dove è possibile combattere contro gli altri agenti della Divisione. Mi riferisco alla modalità Conflitto, ossia varie arene in cui misurare i propri riflessi, le proprie capacità e molto altro ancora in incessanti scontri Player vs Player. Le modalità di gioco sono essenzialmente due e molto classiche, Dominio e Shermaglia. Inutile sottolineare l'ovvio: non è questa la principale portata di The Division 2, il che giustifica che possa sembrare una aggiunta piuttosto superficiale.

Tom Clancy's The Division 2

The Division 2 è sicuramente il degno successore del primo capitolo. L'ambientazione, che ci porta a percorrere le strade cittadine di Washington, è incredibilmente intrigante complice una cura maniacale per i dettagli. Ogni location è diversa dalle altre, al punto da spingere il giocatore ad una intensa fase di esplorazione giustificata dai progetti e dalla ricerca di materiali. Finalmente, ci viene da dire, è stata valorizzata l'esplorazione, complice materiali che è possibile trovare in praticamente ogni parte del gioco e non più in spazi ristretti e davvero rari, come accadeva nel predecessore. La fase di shooting si è mantenuta pressoché invariata, impreziosita però da aggiunte che arrivano a rendere il proprio agente ancora più specializzato. Il fatto che la progressione abbia molte sfaccettature ha come ovvia conseguenza la necessità di collaborare, unico modo per diminuire drasticamente un livello di sfida altrimenti molto impegnativo. I nemici non sono molto svegli, capita vederli correre fuori dal riparo senza senso nella speranze di raggiungerci, ma sono dotati di un'ottima mira e soprattutto di tanta vita. La differenza tra livelli si percepisce perfettamente, rendendo la progressione molto intrigante e soprattutto valida. La Zona Nera è rimasta più o meno la stessa, ma il PvP trova un nuovo sbocco nella modalità Conflitto, chiesta a gran voce dai fan della serie. Due modalità abbastanza banali, per niente originali, ma che hanno il merito di arricchire una esperienza che, di per sé, è già incredibilmente estesa.

9.4
Positive:
  • Tecnicamente sublime
  • Ottimo sistema di progressione e specializzazione
  • Livello di sfida come sempre al top
  • Washington è piena di attività primarie e secondarie
  • La cura per i dettagli è maniacale
Negative:
  • Mappa piuttosto ristretta
  • La trama principale non brilla per ispirazione

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