Recensione di Hitman: Episodio 3 - Marrakesh -

Hitman: Episodio 3 - Marrakesh


20 giugno 2016 - 10:35 - Scritta da: Alessandro Caluri

L'agente 47 non solo ha già superato la sua missione d'apprendimento a pieni voti, ed è stato reputato idoneo al campo e all'azione di spionaggio/assassinio, ma ha svolto due missioni reputate ai limiti dell'impossibile. Marrakesh, infatti, rappresenta il terzo episodio e quindi la terza missione di Hitman, e segue a ruota gli altri due episodi ambientati rispettivamente a Parigi e lungo la costiera amalfitana, alla Sapienza. Ogni missione mette a nostra disposizione una vastissima mappa e tantissimi spunti sul come procedere per assassinare quelli che vengono definiti come "obiettivi", che variano ovviamente a seconda dell'esigenza narrativa. In questo episodio, il terzo della saga, ci troviamo in Marocco e più esattamente a Marrakesh, ossia non la capitale (Rabat) ma la sua città forse più rappresentativa e conosciuta al mondo. La missione, che prende il nome di "Una prigione dorata", mette l'agente 47 alle costole di due bersagli da eliminare ad ogni costo: il consulente finanziario Claus Strandberg ed il generale dell'esercito Reza Zaydan. Entrambi gli obiettivi sono ovviamente protetti a vista da un gruppo di soldati d'élite che rendono la missione adatta soltanto ad un vero maestro dell'assassinio. L'agente 47.

Una mappa incredibilmente vasta

La scelta degli sviluppatori del gioco, la IO Interactive, è evidente sin dal primo capitolo di questo Hitman: rendere il giocatore libero su ogni fronte, in maniera tale che possa sviluppare un approccio il più possibilmente unico e personale per arrivare al risultato finale. Per poter tenere fede a questo obiettivo è ovviamente necessaria una mappa molto vasta, che offra così vari punti d'accesso e, soprattutto, ognuno ben difeso. L'intelligenza artificiale deve essere quindi all'avanguardia ed accompagnarsi ad una ricchezza di contenuti presenti e disposti coerentemente sulla mappa. Da qui l'idea della Io Interactive di mettere quelle che vengono definite come "Opportunità", che altro non sono che punti perfetti da cui partire per portare a termine la missione. Queste opportunità rendono il gioco lineare? La risposta, per quanto ci riguarda, è "ni". Un "ni" necessario, poiché stride terribilmente con due possibili risposte. La prima, quella che vorrebbe rispondere di sì, è dovuta al fatto che in ogni caso l'agente 47, per avvantaggiarsi e progredire, deve svolgere una di quelle cose che, praticamente, gli sono suggerite dall'alto. L'altra, che invece risponderebbe no, è dovuta al fatto che le opportunità in larga misura possono anche essere evitate e che, soprattutto, possono fallire. Il tergiversare molto su qualcosa, oppure il fare una cosa invece che un'altra, può portare al fallimento di una opportunità creando un sistema ampiamente dinamico e ricco di sorprese. Proprio per questo motivo non solo il gioco risulta essere estremamente longevo, ma risulta essere tale anche il singolo episodio che, sbagliando, si potrebbe pensare essere limitato. Tornando alla mappa, non rimane che fare il paragone con quella degli altri due episodi. Non è facile dire se è più grande o più piccola, questo poiché la conformazione della stessa è ampiamente differente e mette in luce aspetti che Marrakesh ha a differenza degli altri due episodi. Ci troveremo di fronte una vera e propria fiumana di gente, specialmente in zona mercato, che crea un colpo d'occhio davvero notevole e superiore, per certi versi, a quello garantito dai due precedenti episodi. Ma, a differenza di quelli (e soprattutto di quello ambientato alla Sapienza), probabilmente c'è un numero minore di eventi da poter scaturire che sono stati inseriti all'interno della stessa. Ribadiamo il "probabilmente", dato che richiede davvero un gran quantitativo di tempo rigiocare varie volte il gioco.

Un po' d'ambient

L'episodio di Marrakesh fa approdare l'agente 46 tra vivacissimi bazar e mercati davvero molto affollati, dove si respira tra l'altro un clima di forte opposizione politica. Il governo marocchino sembra essere tutto fuorché incontestabile, come si evince non solo dai molti membri dell'esercito che si aggirano tra le stradine, ma anche dagli oppositori politici con cui è possibile addirittura interagire. Una opportunità, in effetti, riguarda proprio questa tematica. Vi sono anche numerosissimi manifestati, perlopiù stanziati difronte alle porte del consolato svedese, che rendono il nostro obiettivo ancora più distante e difficile da raggiungere senza essere scoperti. Un gioco palesemente stealth che però non si traduce nel classico "nasconditi allo sguardo ed entra", ma anche in qualcosa di più, date le numerose interazioni che è possibile svolgere con l'ambiente circostante. Il filo narrativo continua ad essere un po' sbiadito, come anche per gli altri episodi precedenti, ma del resto sarebbe difficile immaginarsi qualcosa di differente data l'intenzione di IO Interactive di creare un mondo di gioco dinamico ma, soprattutto, personalizzato, che possa rispondere immediatamente alle scelte effettuate dal nostro personaggio.

Comparto grafico e sonoro

Si tratta di un gioco evidentemente curato dal punto di vista grafico, e questo episodio ha la possibilità di esaltare questo aspetto offrendo scenari ben più popolosi rispetto a quelli presentati da Parigi e la Sapienza. I bazar ultra frequentati che l'agente 47 si troverà a percorrere sono un evidente segnale di quanto il comparto grafico sia stato ben realizzato da IO Interactive. Tuttavia, in quel frangente, si mostra anche un aspetto particolarmente controverso che è stato riscontrato, tuttavia in misura minore, anche per quanto concerne i cali di frame. Forse a causa delle numerosissime persone che affollano la scena, il gioco tende a subire cali di frame evidenti che portano, a volte, a rallentare un po' troppo il gioco. Si tratta tuttavia di zone piccole e limitate, e soprattutto quelle più largamente frequentate dagli npc. Un problema che, per quanto circoscritto possa essere, dovrà essere necessariamente rivisto dagli sviluppatori, anche mediante il rilascio di apposite patch. Per quanto riguarda il comparto audio esso risulta essere sempre conforme alla linea del gioco e quindi mai fuori luogo. Gli effetti, come gli spari o anche il solo essere avvistati da qualcuno che potrebbe riconoscerci come infiltrati, è davvero coinvolgente ed in grado di catturare l'attenzione.

Commento Redattore

L'episodio 3 di Hitman ambientato a Marrakesh ha rappresentato l'opportunità per il prodotto di IO Interactive, rilasciato da Square Enix, di mettere in evidenza tratti del prodotto che negli altri episodi, per quanto presenti, hanno sempre avuto una nota a margine. La grafica, per quanto sostanzialmente invariata, è tuttavia enfatizzata dal gran numero di personaggi non giocanti che affollano la scena, specialmente per quanto riguarda i vari mercati cittadini che da subito saremo portati a percorrere. Il filo narrativo che permette di seguire i progressi dell'agente 47 continua a rimanere fumoso, forse anche a causa della difficoltà di raccontare eventi che potrebbero accadere o meno, data la dinamicità offerta dall'impianto di gioco. Le opportunità continuano ad essere molte, anche se in misura leggermente minore rispetto agli episodi passati, e davvero molto stimolanti, tanto da spingere il giocatore a rigiocare più e più volte il singolo episodio. Esattamente come i suoi due predecessori, anche l'episodio tre garantisce ore di assoluto divertimento, mixando alla perfezione gli elementi stealth con la capacità di interazione, e di risposta, dell'intera mappa. Alcuni cali di frame occorrono specialmente in prossimità dei bazar e dei mercati, dovuti probabilmente al gran numero di npc.

  • IA reattiva e complessa

  • Scenari graficamente eccellenti

  • Mappa molto vasta

  • "Opportunità" sempre stimolanti


  • Alcuni cali di frame di troppo

  • Filo narrativo un po' fumoso

8.5

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