Recensione di Lost Sea -

Lost Sea - Il triangolo maledetto


13 luglio 2016 - 20:13 - Scritta da: Alessandro Caluri

Le traversate via mare sono da sempre fonte di ispirazione, sia per i videogame, sia per la più normale fantasia delle persone. Immaginate, adesso, di viaggiare su una nave e di dover percorrere la famigerata via del "Triangolo delle Bermuda". Le leggende parlano chiaro, per lo meno sulla fine delle imbarcazioni, molto meno sulle dinamiche di cosa realmente accada. C'è chi parla di elementi soprannaturali, chi invece di strani elementi metereologici; fatto sta che qualcosa sembra accadere, per lo meno nelle leggende. Sebbene abbiamo utilizzato parte del titolo di un libro best seller del 1974, scritto da Charles Berlitz, questo non significa che vi siano fenomeni legali agli UFO o al paranormale nel senso più ristretto del termine. Il titolo Lost Sea, sviluppato e rilasciato da Eastasiasoft Limited, parte da queste premesse e sviluppa un gioco basato sul post-Triangolo delle Bermuda, senza dichiaratamente parlare di cosa sia successo prima, ma unicamente dopo. Un naufragio, con la nave a pezzi e noi spersi su di una isola, apparentemente soli. Diversamente da ciò che si potrebbe immaginare non si tratta di un videogame a stampo survival, ma piuttosto di un indie che mescola elementi di avventura (e in minima parte esplorazione) ad un bel po' di sana azione.

Riusciremo ad uscirne vivi?

Come detto ci ritroveremo su di una spiaggia, completamente spaesati ed in virtù del destino. Soli, senza nessuna parvenza di vita, se non per la splendida
 ambientazione che offre piante e alghe molto varie e di splendida fattura. Ci ritroveremo nei panni di un membro di un equipaggio, che può essere scelto in fase iniziale da una serie molto varia di personaggi predefiniti, che dovrà subito far di conto con strade bloccate e altre difficoltà del genere. Capire il da farsi è davvero molto semplice, ma man mano che il gioco progredisce diviene sempre più difficoltoso muoversi nel mondo proposto da quell'isola misteriosa e ricca di segreti. Facendoci strada a colpi di machete, capiremo ben presto che la realtà è ben più complessa da quella immaginata fino ad adesso, e ci metterà di fronte ad un simpaticissimo professore e ad alcuni nemici assai particolari. Naturali, come nel caso di grandi gabbiani e pellicani, o anche più fantasiosi, che li fanno assomigliare a dei mostri. Il filo narrativo offerto dal gioco è molto labile, e funge soltanto da filo conduttore per una traversata delle isole in compagnia di altri membri dell'equipaggio che sarà, man mano, possibile reclutare e che sono dotati ognuno di skill particolari fondamentali alla buona riuscita della nostra salvezza. Salvezza che, differentemente da quello che si potrebbe pensare, è contornata unicamente da elementi assai colorati e che mai si presentano cupi. Un ambiente che quasi invoglia l'esplorazione, che tuttavia apparirà sin da subito molto "navigata", come se vi fossero binari invisibili a guidarci. Questo, però, non significa che sia semplice, dato che spesso e volentieri ci si ritroverà a perderci ed a cercare di escogitare qualcosa per accedere all'area successiva che, almeno teoricamente, sembrerebbe preclusa.

Vedo uno zaffiro brillar d'azzurro

Ripartiamo da una cosa già definita nel paragrafo precedente: i colori non si presentano mai cupi, nonostante l'ambientazione, ma assai colorati. Questo è il punto fondamentale per poter parlare della grafica del gioco, e farlo in maniera coerente. Lo stile, come si può vedere anche dalla scelta dei personaggi, è molto cartoon e disegnato, dando vita ad un qualcosa di estremamente piacevole dal punto di vista visivo. Il gioco, sempre dal punto di vista del comparto grafico, appare quindi molto semplice ma talmente ricco di colori da lasciare, per qualche attimo, a bocca aperta. I dettagli degli alberi, o della vegetazione, non sono infatti eccelsi, ma sono comunque resi ampiamente godibili da quell'uso davvero molto vasto del colore. Questo, però, non solo per quanto concerne i colori più immaginabili (il verde, il marroncino, il grigio, etc etc) per un panorama tropicale, che ci attendiamo in una situazione come quella offerta dal Triangolo delle Bermuda. No, perché le isole autogenerate (come si vedrà più avanti nella recensione) possono mostrare elementi anche nuovi e per certi versi inaspettati, come la neve ed il ghiaccio. Tutto ciò da vita ad un sistema organico di assoluto rispetto, in grado di coinvolgere senza mezzi termini il videogiocatore, soprattutto nella fase - poi non troppo libera - di esplorazione delle varie isole offerte dal gioco.

 

Una longevità immensa come l'oceano

Se si dovesse cercare una parola chiave per parlare del gioco, questa dovrebbe essere: "semplicità". Tutto nel gioco è molto semplice, a parte qualche esplorazione delle isole che ci bloccherà per qualche tempo. Il sistema di progressione del personaggio, che ricorda anche meccaniche rudimentali di RPG, è molto basilare e permette di accedere a skill e abilità atte a poter sopravvivere nel migliore dei modi alle difficoltà offerte dalle isole, ma anche per poter effettivamente, in alcuni punti, riuscire ad andare avanti. Ogni personaggio dell'equipaggio, che si unirà a noi nel nostro viaggio, sarà infatti dotato di skill esclusive legate soprattutto alla loro professione, ma anche di una propria vita rappresentata da un cuore sopra le loro teste. Man mano che subiranno colpi il rosso del cuore si svuoterà sempre di più. Una delle difficoltà offerte dal gioco risiede anche in questo, dato che i membri dell'equipaggio non faranno poi molto per difendersi, e per questo risulteranno facili prede dei nemici. Come detto tutto è molto semplice, e così lo sono anche i comandi del gioco, specie per ciò che concerne il combattimento. Basta premere il tasto Alt di sinistra, per mettere a segno gli attacchi del proprio personaggio, senza combinazioni particolari che appesantirebbero unicamente il gameplay del gioco, che invece mira a ben diversi obiettivi. L'obiettivo di Lost Sea, in effetti, è quello dell'esplorazione, e di metterci di fronte ad isole sempre diverse e ricche di problematiche nuove e, soprattutto, più difficili coadiuvando la progressione. La longevità è praticamente immensa, e questo perché le isole in questione saranno ogni volta generate casualmente, variando quindi sotto molti aspetti per offrire sfide sempre nuove. Impossibile, tra una nuova partita ed un'altra, ripercorrere a memoria i passaggi fatti durante la precedente esperienza videoludica, questo poiché fondamentalmente diversi. Si tratta di un elemento sicuramente intelligente, e che Eastasiasoft Limited ha studiato nei minimi particolari, poiché in grado di suscitare sempre nuove sfide anche per il videogiocatore più esigente. I barili con le monete, gli scrigni, le chiavi ma soprattutto le trappole, sono posizionati in maniera totalmente random e casuale. Forse, però, anche così non si può davvero intendere il perché questo sia penalizzante, soprattutto se non si definisce bene un altro aspetto "singolare" del gioco. La morte è definitiva. Cosa significa? Che una volta morti, si dovrà per forza di cose tornare al "checkpoint" passato, che potrebbe anche essere davvero molto distante dal punto in cui siamo morti. I salvataggi, infatti, non sono previsti, prevedendo piuttosto una progressione fatta in maniera tirata.

Commento Redattore

Di giochi ambientati sul Triangolo delle Bermuda, nonostante l'ampio successo in quanto a mistero e leggende, ce ne sono davvero pochi, e sicuramente molto diversi da quello offerto da Eastasiasoft Limited. Effettivamente il tema è trattato in maniera molto marginale, e quasi esula completamente dal mistero che, invece, una tale ambientazione avrebbe potuto garantire. L'obiettivo degli sviluppatori del gioco, però, è tutt'altro che offrire un gameplay misterioso ed atto ad indagare, quanto piuttosto mescolare elementi di avventura e azione. Un mix molto particolare, poiché riesce ad inglobare anche in minima parte elementi di RPG, visibili specialmente per quanto concerne la progressione del personaggio e della sua squadra che, man mano, riuscirà a creare. L'esplorazione dell'isola, per quanto in grado di bloccare per diversi minuti a causa di qualche difficoltà inserita volutamente, risulta però bene o male piuttosto semplice. La sensazione di essere guidati lungo il gioco da un binario invisibile accompagna quasi sempre. L'allegria che contorna in ogni occasione il gioco è comunque un elemento molto interessante, e che invoglia spesso e volentieri a spingerci anche nei meandri più sperduti di una determinata isola, pur di essere sicuri di aver preso ogni singola moneta d'oro. La musica che accompagna il nostro viaggio è davvero ritmata e molto piacevole, anch'essa allegra. Sicuramente ben inserita all'interno del complesso offerto da Lost Sea. In definita si tratta di un videogioco particolare, in grado di offrire dal punto di vista grafico delle isole molto interessanti e vivaci, che catturato immediatamente lo sguardo. Il sistema di gioco è però forse troppo ridotto all'osso, e questo porta ad una sensazione di "già visto" anche in punti che, grazie alla casualità delle isole, invece sarebbero nuovi. Un po' ripetitivo, quindi, a livello di gameplay. Questo aspetto viene acuito anche dalla forte mancanza di una storia vera e propria. Molto bene, invece, per quanto riguarda la presenza della lingua italiana.

  • Graficamente ben curato e colori vivaci

  • Isole generate casualmente

  • Comandi semplici ed immediati


  • Ripetitivo a lungo andare

  • Storia non curata

6.9

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