Recensione di Inside -

Uno sguardo nella ambiguità


25 luglio 2016 - 23:52 - Scritta da: Alessandro Caluri

Playdead non è nuova a rilasciare giochi molto particolari, immersi in una situazione molto oscura e non ben definita, in cui ci si ritrova davanti agli ostacoli senza fondamentalmente sapere il perché, ed il come. Una atmosfera dark, a tratti quasi macabra, con elementi naturali - come gli animali - che vengono volutamente snaturalizzati e caricati nella loro componente più oscura. Il primo gioco sul genere rilasciato da Playdead è Limbo, rilasciato nel 2010 e ben presto meta di moltissime recensioni positive da parte della critica. Il livello del game design, l'atmosfera particolare e ricca di mistero, aveva catturato e non poco sia coloro che lavorato nel settore della critica, sia gli stessi videogiocatori. Con il passare degli anni diventa sempre più complesso riuscire a soddisfare i palati fini dei giocatori, ma Limbo v'era riuscito perfettamente, quasi designando un genere a sé stante. La buona riuscita di Limbo però non è mai stata casuale, e Playdead lo ha confermato rilasciando a distanza di sei anni un nuovo gioco: Inside. Tutti gli elementi caratteristici di Limbo sono stati rivisionati e inseriti in questo nuovo progetto, rendendoli ancora più marcati e, per questo motivo, profondi.

Valar Morghulis

Esattamente come Limbo la tecnica che si cela dietro questo Inside è davvero stupefacente, e lo si potrà notare subito non tanto nella grafica (anch'essa di qualità molto elevata), quanto piuttosto nelle animazioni del giovane ragazzo che ci ritroveremo ad impersonare. Quando si muove, quando corre, quando si arrampica, quando nuota.. tutti movimenti riprodotti fedelmente e con una attenzione al dettaglio mai vista. Un comparto tecnico avanzatissimo, capace di riprodurre con minuzia ogni aspetto del nostro movimento, con la conseguenza di un gioco talmente reale da, a volte, lasciare senza fiato e davvero sconcertati. L'ambientazione non è però l'unica cosa oscura e dark del gioco, e forse è, nel complesso, anche una delle cose che può dare minor fastidio a chi magari è facilmente colpibile. Il giovane ragazzo che impersoniamo infatti è tutt'altro che immortale, e la sua "corsa" verso la fine del gioco è un mero discorso di sopravvivenza. Egli potrà morire in un numero imprecisato di modi, ed ogni modo è raccontato con moltissimi dettagli, tanto da rimanere spesso e volentieri scioccati. Gli uomini oscuri che potrebbero soffocarci o spararci dei tranquillanti, i cani che potrebbero acciuffarci e sbranarci. Ma non si può non citare la classica caduta da un'altezza troppo elevata, che provoca l'inevitabile morte, con tanto di corpo che pare quasi spezzarsi. Scene perfettamente coadiuvate da un comparto audio all'altezza ed emozionante, seppur sostanzialmente (e volutamente) privo di tracce audio insistenti. Avrebbero rovinato quel senso di acqua alla gola che ci accompagna in ogni singola istanza.

Una storia inspiegabile

L'atmosfera che si respira all'interno del gioco è favorita anche dal filo narrativo o, per meglio dire, dall'assenza di esso. Ci si ritroverà nei panni di questo ragazzino senza sapere chi sia, dove si trovi, e perché si ritrovi da solo a fuggire da qualcuuno. Uomini oscuri di cui non si conoscono minimamente gli obiettivi, ma che si sa soltanto volerci fare la pelle. Le domande che ci si pone sono però destinate ad aumentare esponenzialmente, e mai a diminuire, dato che si tratta in questo caso di un gioco molto ambiguo, che mira volutamente ad essere tale. Gli amanti di una storyline certa e ben definita storceranno il naso, specialmente perché la sensazione di incompleto ci attanaglierà sempre e comunque. Un elemento che, però, per certi versi è anche apprezzabile, dato che permette ad ogni singolo videogiocatore di elaborare una propria teoria in merito. L'atmosfera dark e la sensazione di irrealtà che potrebbe suscitare l'ambientazione ben si presta ad un filo narrativo assente, e che mira essenzialmente alla interpretazione.

Un mistero nel mistero

Nella nostra sopravvivenza ci ritroveremo a varcare numerosi luoghi, che spesso sono talmente differenti da loro da sembrare quasi un cambio di capitolo interno al gioco. Si parte in una specie di foresta, ma si arriva anche a luoghi un po' meno (almeno teoricamente) tenebrosi, come ad esempio una area industriale, seppur caduta in disuso. In ognuno di questi luoghi ci si dovrà fronteggiare con alcuni puzzle ambientali, alcuni molto semplici, altri abbastanza complessi o, comunque, dalla soluzione non proprio immediata. In ogni caso i puzzle ambientali, forse anche perché ben supportati dall'ambiente circostante e dalla grafica davvero eccellente, non risultano mai frustranti o di troppo. Un buon compromesso per spezzare quella corsa verso la sopravvivenza a cui ho già accennato precedentemente nella recensione. Il gameplay da questo punto di vista risulta assai semplice da intuire, e questo grazie anche alle pochissime combinazioni di tasti che, oltre al classico movimento, prevedono il salto e l'interazione con i vari oggetti disposti lungo lo scenario. Si può dunque spingere leve, trascinare dei blocchi, e tutto questo nell'ottica, poi, di poter andare avanti e risolvere i vari puzzle ambientali che il gioco ci mette difronte.

Commento Redattore

Con Inside la casa di sviluppo Playdead ha finalmente marcato che il successo di Limbo non è stato frutto di fortuna, o del momento di lancio propizio, ma di vere e proprie meccaniche di gioco in grado di rapire indistintamente sia critica, sia giocatori. Da un punto di vista esterno il gioco sembrerebbe semplice, e questo a causa dello scorrimento orizzontale che fa bene intendere dove si debba andare, e precluda quasi in ogni caso di perdersi per la via, ma viene reso più complesso e ampiamente godibile dai puzzle ambientali. Risolvere questi ostacoli non sarà sempre facile, ma neanche impossibile, e questo farà sì che difficilmente si possa sentire su di noi il peso della frustrazione qualora ci si ritrovi bloccati per svariati minuti. Tecnicamente il gioco appare impeccabile, con i movimenti del nostro personaggio che sembrano essere stati realizzati con una cura praticamente maniacale. Lo stesso si può dire per i personaggi non giocanti, mossi dalla IA, che appaiono sempre svegli e pronti a metterci il bastone tra le ruota. Un mondo di gioco estremamente reattivo, con cui è possibile interagire sia fisicamente (risolvendo i vari puzzle), sia mentalmente, facendoci coinvolgere in pieno dalla grafica a dir poco eccezionale. Inside è un gioco ampiamente godibile, che però ha un unico "difetto": dura estremamente poco. Con poco più di tre ore, infatti, il gioco può essere portato a termine e la mancanza di qualsivoglia modalità, ad eccezione della campagna, fa sì che una volta terminato difficilmente ci si possa ributtare a capofitto per finirlo una seconda volta. Ma se questo è uno scoglio su cui potete sorvolare, sicuramente Inside è un gioco che deve essere all'interno della vostra libreria di Steam. Un titolo che fa del suo gioco un'arte, e che riesce a coinvolgere in ogni modo il videogiocatore, sia durante il gioco, sia dopo.

  • Ambientazioni eccezionali

  • Tecnicamente curatissimo

  • Gameplay semplice ma efficace

  • "Storia" coinvolgente...


  • ...Anche se troppo aperta a interpretazione

  • Rigiocabilità nulla

8.3

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